Un nuovo Patto di Stabilità interno, più dinamico ed equo. Che premi i Comuni virtuosi e induca quelli «spreconi» al rispetto dei parametri. Senza più discriminazioni e cavilli burocratici.
Cos’è il Patto di Stabilità e crescita? Un amministratore locale risponderebbe così: è un meccanismo burocratico che limita i finanziamenti ai Comuni, indispensabili per gli investimenti, e crea disagi ai fornitori, pagati dagli enti locali con grave ritardo per i vincoli di spesa imposti. Un funzionario del Ministero dell’Economia replicherebbe: è uno strumento dell’UE, fondamentale per garantire il rispetto dei parametri di Maastrict Dov’è la verità? Il PSC è un accordo stipulato dai Paesi dell’UE per il controllo delle politiche di bilancio nell’ambito dell’Unione monetaria. Prevede il rafforzamento della vigilanza su deficit e debiti pubblici. Questo sulla carta. Nella realtà, il Patto è diventato un rigido groviglio di cavilli che impedisce agli enti più efficienti di esprimere le proprie potenzialità, ma non «richiama» al rispetto dei vincoli di bilancio le amministrazioni meno virtuose.
Per capire meglio, basta un po’ di cronistoria. Gli enti locali devono contribuire al raggiungimento dei criteri di stabilità e crescita definiti a Maastricht. Per questo sottostanno ai parametri di un Patto di stabilità interno. Dal 1997 esistono norme che pongono vincoli ai bilanci degli enti decentrati allo scopo di raggiungere, come obiettivo nazionale, la riduzione del deficit di tutti gli enti che compongono la P.A.. I Comuni devono adeguarsi, a differenza di altre istituzioni, a regole che impediscono di produrre deficit. Se ciò avviene, significa che non sono state rispettate le norme di bilancio e che, dunque, sono stati adottati provvedimenti illegittimi. Alla Magistratura il compito di sanzionarli. Negli ultimi 10 anni il Patto interno è stato modificato più volte, con restrizioni che hanno sottratto autonomia agli enti e creato discriminazioni, penalizzando quelli virtuosi e non quelli «spreconi». Di qui le critiche, provenienti da tutti gli schieramenti, secondo cui il Patto sarebbe «stupido». Nessuno mai, però, l’ha reso «saggio». Leggi il resto »




