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	<title>Marco Stradiotto &#187; Economia</title>
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	<description>Senatore del Partito Democratico</description>
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		<title>DECRETO ANTICRISI:IL MIO INTERVENTO IN AULA AL SENATO</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Feb 2009 16:42:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>

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                    Signora Presidente, rappresentante del Governo, Signori relatori, Colleghi,oggi stiamo discutendo del cosiddetto decreto anticrisi, ossia il decreto-legge n. 185 del 2008, in tempi ristretti e con un testo non modificabile; abbiamo già sentito da alcuni rappresentanti della maggioranza che sarà posta la fiducia. Vorrei soffermarmi su alcuni aspetti specifici, perché chi mi ha preceduto [...]]]></description>
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<p><span style="font-size: medium; font-family: Verdana;"></p>
<p align="justify">                    <img class="alignleft size-full wp-image-367" title="foto-sindaco" src="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2009/02/foto-sindaco.jpg" alt="foto-sindaco" width="90" height="131" />Signora Presidente, rappresentante del Governo, Signori relatori, Colleghi,oggi stiamo discutendo del cosiddetto decreto anticrisi, ossia il decreto-legge n. 185 del 2008, in tempi ristretti e con un testo non modificabile; abbiamo già sentito da alcuni rappresentanti della maggioranza che sarà posta la fiducia. Vorrei soffermarmi su alcuni aspetti specifici, perché chi mi ha preceduto ha avuto modo di fare un inquadramento generale della situazione economica: mi riferisco agli interventi dei colleghi Legnini, Bonino, Leddi, Sangalli, Nerozzi e Barbolini.Vorrei però rispondere anche alla collega che mi ha preceduto, la senatrice Bonfrisco. Mi piacerebbe infatti che in questa situazione di crisi la smettessimo di agitare le bandierine dei meriti o dei demeriti; credo che il nostro Paese abbia bisogno di un senso di grande responsabilità da parte di ognuno di noi. Pertanto, eviterei di parlare di Prodi anzi, è grazie a Prodi se oggi abbiamo i conti messi meglio di come la precedente maggioranza li lasciò nel 2006; è sempre grazie a Prodi e a Ciampi se abbiamo l&#8217;euro.<span id="more-365"></span></p>
<p align="justify"> Ricordiamoci quanti rappresentanti centrodestra, oggi al Governo, hanno criticato quel tipo di scelta. Oggi ci sono Paesi, decantati fino a pochi mesi fa, che vorrebbero entrare nell&#8217;euro perché sono nel mezzo di una tempesta economico-finanziaria di non indifferenti dimensioni.Credo che, invece di guardarci alle spalle dovremmo guardare in avanti, capire quali sono i problemi e tentare di trovare delle soluzioni per ogni settore.Io muovo una critica a questo decreto, rispetto a com&#8217;era partito inizialmente. Mi riferisco alla modifica delle norme relative alla detrazione del 55 per cento per i cittadini che investivano in impianti o nella ristrutturazione per il risparmio energetico. Erano due anni che quella norma esisteva e iniziava ad avere un buon effetto, nel senso che i cittadini la richiedevano e le aziende stavano utilizzando questa opportunità, soprattutto quelle del comparto edilizio che è in grande crisi. Solo il fatto di instillare il dubbio su quella norma &#8211; che poi la Camera ha invece migliorato &#8211; <span style="color: #888888;"><span style="color: #333333;">h</span><span style="color: #333333;">a determinato una situazine di panico e incertezza nei cittadini, &#8230;&#8230;&#8230;si è trasmessa la sensazione che lo Stato potesse &#8220;fregare&#8221; il cittadino.</span></span> Questo è il concetto che è passato, questo fatto è devastante considerato che quella misura era stata decisa per attivare un traino all&#8217;economia in un momento in cui l&#8217;edilizia era ferma.Volevo soffermarmi, comunque, su una questione particolare che è quella del patto di stabilità. In questo provvedimento esiste una norma clientelare, fatta per uno solo fra gli 8.200 Comuni italiani, cioè il Comune di Roma: è stata data la possibilità al Comune di Roma di derogare rispetto al patto di stabilità. Il patto di stabilità è un oggetto misterioso, conosciuto da noi addetti ai lavori, spesso e volentieri è visto dai cittadini comuni come un alibi<strong> </strong>infatti, gli enti locali tendono a motivare<strong> </strong>l&#8217;impossibilità di fare determinate opere con l&#8217;esigenza di rientrare nel Patto di stabilità.Ebbene, questo marchingegno che è stato inventato ed utilizzato anche dai Governi di centrosinistra, è sempre stato applicato in modo stupido, lo ha detto lo stesso presidente Prodi e, nel nostro Paese in modo ancora più stupido rispetto alla possibilità di tentare di premiare realmente gli enti virtuosi rispetto a quelli  spreconi. In questa situazione, con la vostra scelta per Roma, siete riusciti a far diventare &#8220;famoso&#8221; questo termine ed é diventato per noi molto più semplice spiegarlo ai cittadini.È incomprensibile immaginare un Paese dove, per rispettare il patto di stabilità, gli Enti locali e le Pubbliche Amministrazioni non pagano i fornitori. La collega Leddi e anche gli<strong> </strong>altri colleghi facevano riferimento al ritardo nei pagamenti. Ebbene, la Pubblica Amministrazione è in una situazione di difficoltà economica da anni &#8211; non sto parlando di questi ultimi mesi &#8211; e paga in ritardo. Voi pensate che si riesca ad abbattere la spesa pubblica se le forniture vengono pagate magari dopo un anno? È chiaro che quel fornitore, quando farà il preventivo per un determinata merce, la farà pagare ovviamente più del valore di mercato. Se volete tagliare la spesa pubblica bisogna pagare i fornitori, bisogna pensare ad un patto di stabilità che dia questo tipo di risposta.Alcune proposte emendative sono state fatte. So perfettamente che non verranno accolte. So anche, che ci sono altri provvedimenti che arriveranno dopo questo decreto e penso che quella sarà l&#8217;occasione perché, in modo serio e concreto, si riesca ad affrontare la questione facendo un patto di stabilità serio.Infatti, per assurdo, in questi anni, i meccanismi messi in atto sono stati tali per cui gli enti che sono stati più rispettosi delle regole si sono trovati in maggiori difficoltà. È come se ad un ragazzo che ha buoni voti il padre gli<strong> </strong>dicesse che avrà la paghetta solo se continua a migliorare, ma se il ragazzo è arrivato a dieci e lode può migliorare ancora? Magari poi succede che lui non ha più la paghetta mentre il fratello, che dall&#8217;insufficienza è passato alla sufficienza, l&#8217;ha ancora.Ho fatto questo esempio perché bisogna che si trovino delle misure concrete, rispetto a questo meccanismo perverso che è il patto di stabilità, in grado di premiare<strong> </strong>i Comuni più virtuosi, pur garantendo i parametri di Maastricht. Tra l&#8217;altro, ho iniziato il mio discorso parlando di Maastricht e della possibilità di raggiungere quei parametri e quindi di entrare nell&#8217;euro, che è stato la nostra difesa in questa situazione difficile.La situazione economica è assolutamente difficile ed io spero che nonostante siano vicine diverse scadenze elettorali, non si facciano giochi di bandierina su di essa.Voglio dire soltanto che se oggi disponessimo delle misure previste dalle cosiddette lenzuolate di Bersani, cioè le liberalizzazioni forse affronteremmo con maggior forza questa difficile situazione economica. Ebbene, in quella occasione voi eravate di traverso.Non è più il tempo della strumentalizzazione dei problemi e neanche del gioco delle parti.<img class="alignright size-full wp-image-369" title="taxi1" src="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2009/02/taxi1.jpg" alt="taxi1" width="170" height="124" />Noi non intendiamo ripagarvi con gli stessi metodi ostruzionistici e strumentali che voi avete utilizzato nella precedente legislatura, noi vorremo collaborare per affrontare la difficile crisi economica che sta colpendo il nostro paese. Per fare questo è necessario rompere tutte le nicchie di privilegio e monopolio che sedimentandosi nel tempo hanno rallentato e rallentano la crescita e la mobilità sociale del nostro paese.Concludo Presidente facendo un appello ai rappresentanti del Governo ed ai colleghi Senatori della maggioranza, se intendete realmente affrontare la crisi economica con l’idea di scrostare il sistema economico finanziario italiano, bisogna che abbiate la capacità di aggredire i veri fattori che tengono bloccata la nostra società. Se con coraggio sceglierete questa sfida  noi del Partito Democratico ci saremo e non faremo mancare il nostro appoggio.</p>
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<p></span></p>
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		<title>Il pentimento dei Paesi no-euro</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Nov 2008 16:15:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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Leggo sul &#8220;Il Gazzettino&#8221; di sabato 1° novembre che alcuni paesi europei si stanno pentendo di non aver aderito all&#8217;Unione monetaria. E&#8217; una notizia che mi fa riflettere e mi fa ricordare le prese di posizione contro l&#8217;Euro da parte di alcune personalità politiche italiane che oggi appartengono alla maggioranza. Quante volte ci siamo sentiti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2008/11/euro.jpg"></a></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2008/11/euro1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-168" title="euro1" src="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2008/11/euro1-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Leggo sul &#8220;Il Gazzettino&#8221; di sabato 1° novembre che alcuni paesi europei si stanno pentendo di non aver aderito all&#8217;Unione monetaria. E&#8217; una notizia che mi fa riflettere e mi fa ricordare le prese di posizione contro l&#8217;Euro da parte di alcune personalità politiche italiane che oggi appartengono alla maggioranza. Quante volte ci siamo sentiti dire che l&#8217;economia italiana non cresceva a causa dell&#8217;Euro, quante volte si è detto che Danimarca, Svezia ed Inghilterra avevano fatto la scelta giusta restando fuori dalla moneta unica. Per fortuna che in Italia abbiamo avuto due personalità che hanno avuto una visione lungimirante, mi riferisco al Presidente Carlo Azeglio Ciampi e al Presidente Romano Prodi. Infatti, senza la loro determinazione non avremmo mai raggiunto obiettivi utili per essere ammessi all&#8217;unione monetaria. Se l&#8217;Italia, in questa situazione di crollo dei mercati e di speculazione finanziaria, non fosse  sotto l&#8217;ombrello protettivo dell&#8217;Euro, rischieremmo di fare la fine dell&#8217;Islanda. Ricordiamoci sempre che l&#8217;Italia ha un debito pubblico che va oltre al 105 % del Pil, quasi il doppio degli altri partner europei e senza la protezione dell&#8217;Euro avremmo avuto situazioni veramente dolorose ed insostenibili.</p>
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		<title>La Deriva di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Oct 2008 17:23:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Propongo una serie di tabelle estratte dal libro &#8220;La Deriva&#8221; di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, dal contenuto molto interessante e che invito a leggere.
Le classifiche internazionali riportate dimostrano che l&#8217;Italia è proprio un Paese alla deriva. Il panorama descritto deve servirci da stimolo per invertire queste tendenze. Occorre principalmente molto lavoro e soprattutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcostradiotto.org/nggallery/post/la-deriva-di-sergio-rizzo/album-5/gallery-11/page/20/"><img class="alignleft size-medium wp-image-149" title="la-deriva-di-stella-e-rizzo" src="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2008/10/la-deriva-di-stella-e-rizzo-184x300.jpg" alt="" width="108" height="177" /></a>Propongo una serie di tabelle estratte dal libro &#8220;La Deriva&#8221; di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, dal contenuto molto interessante e che invito a leggere.<br />
Le classifiche internazionali riportate dimostrano che l&#8217;Italia è proprio un Paese alla deriva. Il panorama descritto deve servirci da stimolo per invertire queste tendenze. Occorre principalmente molto lavoro e soprattutto bisogna iniziare a raccontarci la verità!<br />
Basta con le clientele, con gli sprechi e le inefficienze solo in questo modo possiamo farcela.</p>
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		<title>Alitalia</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Oct 2008 10:43:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il destino della compagnia di bandiera è stato oggetto di molti dibattiti e discussioni di quest’anno infatti, la privatizzazione di Alitalia è stata, al pari della crisi economica finanziaria di questi mesi, il tema politico-economico più dibattuto del 2008. Per molti anni ha determinato un incredibile costo per la collettività e di fatto è stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2008/11/alitalia_airbus_a3211.jpg"><img class="size-medium wp-image-165 alignleft" title="alitalia_airbus_a3211" src="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2008/11/alitalia_airbus_a3211-300x227.jpg" alt="" width="300" height="227" /></a>Il destino della compagnia di bandiera è stato oggetto di molti dibattiti e discussioni di quest’anno infatti, la privatizzazione di Alitalia è stata, al pari della crisi economica finanziaria di questi mesi, il tema politico-economico più dibattuto del 2008. Per molti anni ha determinato un incredibile costo per la collettività e di fatto è stato un pozzo senza fondo. Lo Stato, in più occasioni, ha ripianato i debiti derivanti da una gestione tutt’altro che virtuosa: sprechi, inefficienze, comportamenti clientelari accompagnati da spropositati compensi, miliardi e miliardi di euro, agli amministratori; soldi di tutti noi cittadini buttati per sostenere un’azienda ormai improduttiva.<br />
<span id="more-26"></span><br />
Considerata la situazione diventata ormai insostenibile il governo Prodi , a partire dal suo insediamento nel 2006, intraprese, in modo determinato la strada, fra mille peripezie, della privatizzazione: bandi, offerte, rinunce, trattative private ecc.. Finalmente si arrivò alla concretizzazione di un’offerta di Air France, la prima compagnia aerea in campo internazionale. Il consiglio di amministrazione di Alitalia e il Governo Italiano considerarono l’offerta di Air France come la più seria ed attendibile, con un piano industriale che dava una sicura prospettiva all’azienda, dettaglio fondamentale da non sottovalutare. La vendita ad Air France era, fra le proposte di allora e anche di quelle di questi ultimi mesi, quella più conveniente per le tasche dei cittadini italiani. Purtroppo, per un calcolo meramente elettorale, Berlusconi decise di mandare all’aria la trattativa poiché, in quel momento fare leva sull’italianità e raccontare che la compagnia di bandiera sarebbe stata svenduta ai francesi fece presa sull’opinione pubblica. Il Presidente di Air France Spinetta dopo aver valutato l’ostile clima politico e consapevole del fatto che Berlusconi da lì a pochi giorni sarebbe stato il nuovo Presidente del Consiglio, decise di abbandonare la trattativa. Spinetta inoltre, sapeva che non esiste paese al mondo dove un’azienda riesca a chiudere una trattativa sindacale, nel caso Alitalia molto difficile, con il governo che tifa contro. Occorre inoltre, sottolineare che  durante la trattativa gestita dal governo Prodi erano sempre stati tenuti contatti con i rappresentanti dell’allora opposizione in particolare Tremonti, Fini e Gianni Letta che avevano dato il loro placet per la conclusione della trattativa Air France.</p>
<p>I contenuti più importanti dell’accordo erano che Air France si sarebbe presa in carico l’intera Alitalia, debiti e crediti connessi. Per quanto riguarda gli esuberi erano stati stimati soltanto 2500 unità. L’Alitalia aveva non solo la garanzia di far parte del più grande gruppo aereo internazionale ma anche di poter contare ad una giusta concorrenza sul mercato italiano con ovvi benefici per i viaggiatori soprattutto per le rotte nazionali. Si è preferito agire diversamente infatti, nel corso dei mesi estivi, è stata costruita una cordata fittizia di imprenditori italiani, alcuni dei quali sono già noti in quanto protagonisti di altre discusse privatizzazioni. L’impressione che ci siamo fatti in questi mesi è che questa cordata sia stata indotta ed agevolata da alcuni provvedimenti governativi, ne ricordo uno, fra tutti, il prolungamento delle concessioni autostradali. La sensazione è che non si tratti di una vera e propria impresa industriale ma di una speculazione finanziaria. I partecipanti alla cordata, infatti, non rischiano nulla ed hanno anche la prospettiva di rientrare dall’investimento nell’arco di 5 anni al massimo, quando venderanno tutto a qualche compagnia straniera. Questi imprenditori dopo aver costituito la CAI (Compagnia Aerea Italiana), hanno messo insieme un miliardo di euro ed hanno avanzato una proposta consistente nella divisione dell’Alitalia in due: da una parte tutti i debiti e gli esuberi, andranno nelle mani del commissario e quindi a carico della collettività, dall’altra, quella buona andrà alla neo compagnia (CAI). Quali sono gli effetti numerici dell’accettazione di questa offerta? Gli esuberi di personale sono passati a 7.500 unità, questo significa maggiori spese la collettività per far fronte agli ammortizzatori sociali, i 400 milioni di euro del cosiddetto “prestito ponte” non saranno restituiti allo Stato e la scomparsa della concorrenza. Infatti, entrando nella CAI la compagnia aerea Air ONE, il cui proprietario è uno dei componenti della cordata, scompare un concorrente del mercato italiano pertanto, per alcune rotte di fatto avremo un monopolio. Nel complesso è stato stimato che, rispetto alla proposta di Air France quella avanzata da CAI costerà, per le casse dello Stato e quindi per la collettività, 1,5 miliardi di € in più. Mille e cinquecento milioni di euro che, viceversa, potevano essere utilizzati per aiutare le famiglie e le PMI, il vero nervo produttivo del Paese. Questo Governo ha preferito investire queste risorse diversamente e se il Paese è al declino è anche a causa di queste scelte scellerate.</p>
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		<title>Riflessioni sulla crisi finanziaria</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Oct 2008 09:26:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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La crisi finanziaria di questi ultimi mesi, il crollo delle pricipali borse mondiali è la naturale conseguenza di errati comportamenti che acuni personaggi ,accecati dalla possibilità di poter ottenere guadagni facili, hanno attuato.  In questa situazione di assoluta sregolatezza, le autorità preposte non hanno avuto la forza e il coraggio di bloccare questo assurdo castello di carte che giorno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2008/11/foto-crollo-borse1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-183" title="foto-crollo-borse1" src="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2008/11/foto-crollo-borse1-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a><a href="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2008/11/foto-crollo-borse.jpg"></a></p>
<p>La crisi finanziaria di questi ultimi mesi, il crollo delle pricipali borse mondiali è la naturale conseguenza di errati comportamenti che acuni personaggi ,accecati dalla possibilità di poter ottenere guadagni facili, hanno attuato.  In questa situazione di assoluta sregolatezza, le autorità preposte non hanno avuto la forza e il coraggio di bloccare questo assurdo castello di carte che giorno dopo giorno, anno dopo anno si andava costruendo. Tutti gli operatori finanziari sapevano, ma tutti speravano che il cerino si spegnesse nelle mani dell&#8217;altro <a href="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2008/10/triste.gif"><img class="alignnone size-medium wp-image-61" title="triste" src="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2008/10/triste.gif" alt="" width="15" height="15" /></a>. <span id="more-14"></span></p>
<p>Oggi la situazione è drammatica non si sà più di chi fidarsi, i cittadini hanno paura delle istituzioni bancarie , le stesse banche non si fidano più delle altre banche. Le agenzie di rating hanno dimosrato tutti i propri  limiti, basta ricordare che classificavano con la tripla A sia Leman Broters che lo Stato Islandese, in alcuni casi abbiamo scoperto che esistevano conflitti d&#8217;interesse fra le imprese valutate e le stesse agenzie di rating. Ora cosa  bisogna fare, innanzitutto bisogna stare calmi, il panico e le fobie in situazioni simili possono creare danni maggiori del problema reale. Gli Stati hanno preso delle iniziative importanti intervenendo per sopperire alla carenza di liquidità e intervenendo sulla capitalizzazione degli istituti bancari in difficcoltà. Non sarà sufficente questo, l&#8217;economia reale sta subendo una forte flessione, le paure scatenate dalla crisi finanziaria hanno bloccato i consumi .Le PMI sono sotto pressione, da una parte subiscono una contrazione dei fatturati e dall&#8217;altra trovano sempre più difficcoltà ad incassare il crediti ed ad ottenere linee di credito dal sistema bancario. E necessario far ripartire i consumi , e necessario che le persone abbiano gi stipendi adeguati al costo della vita, servono misure concrete che rendano più pesanti gli stipendi. E&#8217; assolutamente necessario sostenere le PMI, vero e unico nervo portante della nostra economia, bisogna prevedere delle linee di credito agevolato.  E&#8217; assolutamente necessario che la Pubblica Amministrazione, nel suo complesso, paghi puntualmente i fornitori, non come succede oggi che vengono pagati a 6 0 12 mesi, anche questo è un modo per immettere liquidità.</p>
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