COSTI DELLA POLITICA : CON L’ELIMINAZIONE DEI VITALIZI CAMBIA RADICALMENTE LO STIPENDIO DEI PARLAMENTARI

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TOLTO IL PRIVILEGIO DEL VITALIZIO E PASSATI AL SISTEMA CONTRIBUTIVO: LO STIPENDIO DEI PARLAMENTARI DIVENTA COME QUELLO DI TUTTI GLI ALTRI LAVORATORI!

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 Noi senatori percepiamo uno stipendio mensile di 5.000 euro netti, a cui si aggiungono circa 6.000 euro di rimborsi che vengono spesi per pagare i collaboratori, soggiornare a Roma, pagare gli uffici sul territorio e fare attività politica.

Per quanto mi riguarda, al netto delle spese, il mio stipendio reale è di 4.950 euro netti al mese per 12 mensilità. Si tratta dello stesso stipendio percepito da un direttore di banca o un dirigente dello Stato di seconda fascia e penso sia giusto che un parlamentare, se fa bene il suo lavoro, percepisca uno stipendio di questo tipo, per essere sempre libero e indipendente, soprattutto da possibili pressioni e ricatti o da finanziamenti esterni. Garantire uno stipendio adeguato alla responsabilità che ci si assume è un valido strumento per togliere qualsiasi alibi e per pretendere che il parlamentare serva esclusivamente la collettività.

Il grande privilegio dei parlamentari era il vitalizio. Era. Perché dal primo gennaio è cambiato tutto e i parlamentari godranno di un sistema contributivo identico a quello di tutti i lavoratori. Prima, Senato e Camera per ogni parlamentare versavano molti soldi, ovviamente pubblici, secondo un sistema simile a un’assicurazione privata, in modo che, dopo una certa età, il parlamentare potesse ricevere un lauto assegno mensile. Appunto come un’assicurazione privata. Ma il contributo versato dal parlamentare era molto ridotto (circa 1.290 € al mese) rispetto ai costi totali e, ancor più, rispetto alle prestazioni ricevute nel momento in cui si maturava il diritto al vitalizio.
Abolendo il vitalizio sono successe due cose.

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Da Berlusconi a Monti: Gli effetti delle manovre 2010/11 sulle entrate dei comuni della Provincia di Rovigo

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Gli effetti delle manovre 2010/11 sulle entrate dei comuni della Provincia di Rovigo per aprire il dossier clicca qui o sulla foto

Il Decreto Legge 78/10 (Governo Berlusconi) ha previsto, per l’anno 2012, un taglio rispetto al 2010, di 2,5 Miliardi di € per i Comuni delle Regioni a Statuto ordinario con popolazione superiore ai 5.000 abitanti. Il Decreto Legge 201/11 (Governo Monti) ha previsto un taglio, ulteriore, di 1,45 Miliardi, per l’anno 2012, per tutti i Comuni italiani esclusi quelli ricadenti nel Trentino Alto Adige, nel Friuli Venezia Giulia e in Valle d’Aosta. L’effetto dei due Decreti determina che i Comuni della Provincia di Rovigo avranno nel 2012 una minore entrata , rispetto al 2011, di 9,4 milioni di € e di 14,3 milioni di € rispetto al 2010 . A fronte dei nuovi tagli, l’aumento dell’IMU è l’unico margine a disposizione dei comuni. Diventa fondamentale riformare radicalmente i meccanismi che regolano le entrate dei comuni al fine di garantire entrate certe ed una maggiore autonomia finanziaria come prevederebbe il vero federalismo.

Da Berlusconi a Monti:Gli effetti delle manovre 2010/2011 sulle entrate dei comuni della Provincia di Venezia

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Gli effetti delle manovre 2010/2011 sulle entrate dei comuni della Provincia di Venezia per aprire il dossier clicca qui o sulla foto

Il Decreto Legge 78/10 (Governo Berlusconi) ha previsto, per l’anno 2012, un taglio rispetto al 2010, di 2,5 Miliardi di € per i Comuni delle Regioni a Statuto ordinario con popolazione superiore ai 5.000 abitanti. Il Decreto Legge 201/11 (Governo Monti) ha previsto un taglio, ulteriore, di 1,45 Miliardi, per l’anno 2012, per tutti i Comuni italiani esclusi quelli ricadenti nel Trentino Alto Adige, nel Friuli Venezia Giulia e in Valle d’Aosta. L’effetto dei due Decreti determina che i Comuni della Provincia di Venezia avranno nel 2012 una minore entrata , rispetto al 2011, di 41,79 milioni di € e di 68,0 milioni di € rispetto al 2010 . A fronte dei nuovi tagli, l’aumento dell’IMU è l’unico margine a disposizione dei comuni. Diventa fondamentale riformare radicalmente i meccanismi che regolano le entrate dei comuni al fine di garantire entrate certe ed una maggiore autonomia finanziaria come prevederebbe il vero federalismo.

 

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