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	<title>Marco Stradiotto</title>
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	<description>Senatore del Partito Democratico</description>
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		<title>FEDERALISMO TRADITO!  Nel 2009 ai Comuni del Veneto tagliati 205 Milioni di €</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 15:44:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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 In questi giorni ho pubblicato una ricerca che ho raccolto in un dossier dal titolo&#8221;Federalismo Tradito!&#8221;. La finalità che mi sono dato, quando ho iniziato la ricerca, era quella di verificare l&#8217;evoluzione dei trasferimenti erariali erogati dallo Stato ai comuni nel corso degli ultimi anni. I dati li ho rilevati dal sito del Ministero dell&#8217;Interno, fonte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2010/02/trasferimenti-COMUNI-VENETI.pdf"></a></p>
<div><a href="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2010/02/trasferimenti-COMUNI-VENETI.pdf"><img class="alignleft size-medium wp-image-552" title="foto Veneto" src="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2010/02/foto-Veneto3-300x249.jpg" alt="" width="300" height="249" /></a> In questi giorni ho pubblicato una ricerca che ho raccolto in un dossier dal titolo&#8221;Federalismo Tradito!&#8221;. La finalità che mi sono dato, quando ho iniziato la ricerca, era quella di verificare l&#8217;evoluzione dei trasferimenti erariali erogati dallo Stato ai comuni nel corso degli ultimi anni. I dati li ho rilevati dal sito del Ministero dell&#8217;Interno, fonte certa e sicura, dove sono pubblicate le spettanze, anno per anno, di ogni singolo Comune. Le cifre riscontrate sono sorprendenti. Sino all&#8217;anno 2003 i trasferimenti sono sempre cresciuti, in modo particolare per i comuni cosiddetti &#8220;sottodotati&#8221; mentre dal 2004 è iniziata una costante e continua diminuzione. Il 2009 è stato l&#8217;anno peggiore. Oltre al taglio dei trasferimenti ed al mancato rimborso integrale dell&#8217;ICI, prima casa, i comuni hanno dovuto sopportare un crollo delle entrate derivanti dalla diminuzione degli oneri di urbanizzazione, causato dal rallentamento dell&#8217;attività edilizia. Pertanto, le nostre realtà locali si trovano a fronteggiare una situazione finanziaria difficile. Qualcuno potrebbe dire che siamo in un periodo di vacche magre e quindi tutti dobbiamo fare sacrifici! compresi i comuni. Se fosse realmente così sarei il primo a sostenere questa tesi, ma in questi anni  ho visto troppe scelte incoerenti rispetto a questa finalità. Se siamo in un periodo di tagli non capisco l&#8217;erogazione del contributo straordinario di 500 milioni di € all&#8217;anno per il Comune di Roma, come non capisco il contributo straordinario di 160 milioni di € per il Comune di Catania e gli 80 milioni di € per l&#8217;azienda multiservizi del Comune di Palermo. La propaganda sul Federalismo quale strumento risolutore di tutti i mali è e, resta solo uno slogan.  Se agli annunci non seguiranno gli stanziamenti necessari è difficile che arrivino ai comuni le risorse indispensabili per far fronte alle esigenze  dei cittadini.</div>
<div><a href="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2010/02/foto-manifesti-roma2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-559" title="foto manifesti roma" src="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2010/02/foto-manifesti-roma2-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></div>
<div>Questi sono i manifesti esposti nella Capitale per pubblicizzare l&#8217;ottenimento dei 500 milioni di € all&#8217; anno da parte del Comune di Roma!  credo non servano altre parole il manifesto si commenta da se&#8230;.</div>
<div><a href="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2010/02/foto-Veneto2.jpg"></a></div>
<p><a href="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2010/02/foto-manifesti-roma1.jpg"></a></p>
<p><a href="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2010/02/foto-manifesti-roma1.jpg"></a></p>
<p>N.B:Il dossier relativo ai comuni raggruppati  per le 7 Provincie venete si trova nella home cliccando la voce &#8220;dossier&#8221;, in modo che se interessano i dati di una sola Provincia non serve stampare tutte le 77 pagine dell&#8217;intero dossier.</p>
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		<title>La mia proposta di legge sul patto di stabilità A.S. 1124</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 18:22:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Un nuovo Patto di Stabilità interno, più dinamico ed equo. Che premi i Comuni virtuosi e induca quelli «spreconi» al rispetto dei parametri. Senza più discriminazioni e cavilli burocratici. 
Cos’è il Patto di Stabilità e crescita? Un amministratore locale risponderebbe così: è un meccanismo burocratico che limita i finanziamenti ai Comuni, indispensabili per gli investimenti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><strong><a href="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2009/10/sindaco.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-448" title="sindaco" src="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2009/10/sindaco.jpg" alt="sindaco" width="139" height="124" /></a>Un nuovo Patto di Stabilità interno, più dinamico ed equo. Che premi i Comuni virtuosi e induca quelli «spreconi» al rispetto dei parametri. Senza più discriminazioni e cavilli burocratici. </strong></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Cos’è il Patto di Stabilità e crescita? Un amministratore locale risponderebbe così: è un meccanismo burocratico che limita i finanziamenti ai Comuni, indispensabili per gli investimenti, e crea disagi ai fornitori, pagati dagli enti locali con grave ritardo per i vincoli di spesa imposti. Un funzionario del Ministero dell’Economia replicherebbe: è uno strumento dell’UE, fondamentale per garantire il rispetto dei parametri di Maastrict Dov’è la verità? Il PSC è un accordo stipulato dai Paesi dell’UE per il controllo delle politiche di bilancio nell’ambito dell’Unione monetaria. Prevede il rafforzamento della vigilanza su deficit e debiti pubblici. Questo sulla carta. Nella realtà, il Patto è diventato un rigido groviglio di cavilli che impedisce agli enti più efficienti di esprimere le proprie potenzialità, ma non «richiama» al rispetto dei vincoli di bilancio le amministrazioni meno virtuose.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Per capire meglio, basta un po’ di cronistoria. Gli enti locali devono contribuire al raggiungimento dei criteri di stabilità e crescita definiti a Maastricht. Per questo sottostanno ai parametri di un Patto di stabilità interno. Dal 1997 esistono norme che pongono vincoli ai bilanci degli enti decentrati allo scopo di raggiungere, come obiettivo nazionale, la riduzione del deficit di tutti gli enti che compongono la P.A.. I Comuni devono adeguarsi, a differenza di altre istituzioni, a regole che impediscono di produrre deficit. Se ciò avviene, significa che non sono state rispettate le norme di bilancio e che, dunque, sono stati adottati provvedimenti illegittimi. Alla Magistratura il compito di sanzionarli. Negli ultimi 10 anni il Patto interno è stato modificato più volte, con restrizioni che hanno sottratto autonomia agli enti e creato discriminazioni, penalizzando quelli virtuosi e non quelli «spreconi». Di qui le critiche, provenienti da tutti gli schieramenti, secondo cui il Patto sarebbe «stupido». Nessuno mai, però, l’ha reso «saggio».<span id="more-446"></span></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Entriamo nel dettaglio: oggi, valutando le norme per il il bilancio degli enti locali, si osserva che viene imposto il rispetto di alcuni parametri in contraddizione con quelli richiesti dall’UE. Per fare un esempio, dal 2002 al 2006 lo Stato ha obbligato i Comuni a ridurre le spese senza tener conto delle entrate. Dal 2006, invece, gli obiettivi sono quelli del miglioramento dei saldi, ovvero la differenza tra le spese e le entrate. Il meccanismo, introdotto con la Finanziaria per il 2007, si riferisce però a saldi che devono migliorare rapportandosi a quelli degli anni precedenti: questa rigidità impedisce agli enti più virtuosi di espletare la propria attività amministrativa e, al contrario, non ha efficacia per i Comuni che sperperano i fondi.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Evidentemente serve un patto di stabilità diverso. Uno strumento che scoraggi i Comuni che sprecano risorse pubbliche e premi quelli virtuosi ed efficienti. Come detto, i Comuni stessi non possono creare deficit, ma possono comunque incrementare l’indebitamento della P.A.. Il </span><a href="http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&amp;leg=16&amp;id=321675" target="_blank"><span style="font-size: small; color: #0000ff; font-family: Times New Roman;">ddl che ho presentato al Senato</span></a><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"> vuole superare questa contraddizione proponendo un nuovo obiettivo nazionale per il Patto di Stabilità: richiedere la diminuzione dell’indebitamento agli enti che superano determinati parametri. La proposta intende così premiare i Comuni che gestiscono correttamente il bilancio, dando loro la possibilità di operare senza alcun vincolo e di incrementare, ove necessario, la propria dotazione organica. Vuole, però, essere anche uno strumento penalizzante per gli enti poco efficienti con i bilanci in rosso. Il meccanismo è semplice: i Comuni virtuosi, cioè quelli poco indebitati, con una buona autonomia finanziaria e una contenuta spesa per il personale, potranno operare senza limiti, a patto di non peggiorare i propri parametri. Per gli altri sarà prevista – sino al rientro nei parametri – l’operatività con alcune limitazioni. Si tratta di un meccanismo «dinamico», nel senso che ogni ente ha la possibilità di raggiungere il parametro prefissato. Anche quelli «spreconi», quindi, potranno diventare virtuosi. Ma c’è di più: con questo meccanismo il controllo si farebbe più incisivo. Niente più decisioni generalizzate, ma attenzione focalizzata su ogni singolo Comune che non rispetti le nuove regole di bilancio. Per premiare il merito e i bravi amministratori. E soprattutto per evitare inutili sprechi a danno della collettività.</span></span></p>
<p style="text-align: right;" align="right"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><em>Marco Stradiotto</em></span></span></p>
<p><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
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		<title>Votare Bersani: ecco 10 buoni motivi per farlo!</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 08:09:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le ragioni per cui ho deciso di votare Bersani sono innumerevoli, ma potrebbero essere sintetizzate in 10 punti: 
1.     E&#8217; un politico che ha percorso tutti i gradini della crescita personale, avendo iniziato dalla base: ciò gli ha permesso di possedere una solida ossatura grazie alla quale ha acquisito consapevolezze importanti e fondamentali per effettuare delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le ragioni per cui ho deciso di votare Bersani sono innumerevoli, ma potrebbero essere sintetizzate in 10 punti:</strong><strong> </strong></p>
<p><strong><a href="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2009/10/bersani2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-440" title="bersani" src="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2009/10/bersani2-150x150.jpg" alt="bersani" width="150" height="150" /></a>1.     </strong>E&#8217; un politico che ha percorso tutti i gradini della crescita personale, avendo iniziato dalla base: ciò gli ha permesso di possedere una solida ossatura grazie alla quale ha acquisito consapevolezze importanti e fondamentali per effettuare delle scelte, tutelando gli interessi della collettività piuttosto che quelli delle singole personalità. Ha dimostrato che un altro modo di governare è possibile. </p>
<p><strong>2.     </strong>Parla con la gente ed è in grado di farlo perché è cresciuto tra la gente.Sa ascoltare, osservare, capire e farsi capire da tutti, attraversando, trasversalmente, tutto il tessuto sociale poiché sa che c&#8217;è bisogno di avvalersi di ogni singola mente in grado di generare idee. Idee capaci di incontrarsi e, se opportuno, anche di scontrarsi. </p>
<p><strong>3.     </strong>Riconosce il grande ruolo delle PMI nell&#8217; economia del Paese e le rispetta. Facilmente individua e comprende gli stimoli giusti avvalendosi di quelli che un tempo si chiamavano &#8220;pensieri lunghi&#8221;, nutriti da passione e coraggio. </p>
<p><strong>4.     </strong>Essendo un profondo conoscitore della mastodontica macchina dello Stato e dei suoi ingranaggi è in grado di semplificare, snellire, abrogare e liberalizzare. </p>
<p><strong>5.     </strong>E&#8217; il &#8220;papà&#8221; della Legge tutela dei consumatori ed utenti (Legge 30 luglio 1998 n. 281) grazie alla quale finalmente l&#8217;Italia è diventata un Paese  in linea con i più moderni paesi occidentali. </p>
<p><strong>6.     </strong>I successi conseguiti &#8211; prima come Presidente di Regione e poi come Ministro &#8211; li ha ottenuti con le sue idee e proposte per il Paese, non demonizzando gli avversari. <a href="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2009/10/bersani01g4.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-444" title="bersani01g" src="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2009/10/bersani01g4-150x150.jpg" alt="bersani01g" width="150" height="150" /></a></p>
<p><strong>7.     </strong>Ha il rispetto per i diritti civili di qualsiasi individuo. </p>
<p><strong>8.     </strong>Conosce il valore del lavoro inscindibile da quello dell&#8217;impegno: per questo punta a governare per cambiare (e rendere migliore) questo partito.  </p>
<p><strong>9.     </strong>Rispetta e fa rispettare il bene pubblico avendo in grande considerazione le risorse della collettività. <a href="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2009/10/bersani01g3.jpg"></a><a href="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2009/10/bersani01g3.jpg"></a></p>
<p><strong>10. <a href="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2009/10/bersani.jpg"></a></strong> E&#8217; coraggioso, non cerca il facile consenso attraverso una politica della mera immagine e dell&#8217; autoreferenziale gioco delle dichiarazioni. Sa che il nostro paese ha bisogno di affrontare concretamente i problemi.</p>
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		<title>PARTITO DEMOCRATICO, LA SVOLTA NECESSARIA</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 14:06:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Aggiungi nuovo tag]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico Belusconi Bersani Letta]]></category>

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		<description><![CDATA[
PARTITO DEMOCRATICO, LA SVOLTA NECESSARIA
 
In questi giorni moltissime sono state le analisi avanzate da giornalisti, parlamentari, amministratori locali (giovani e meno giovani), iscritti e simpatizzanti del PD. In tanti hanno cercato di sviscerare le ragioni di un risultato elettorale deludente, sia alle europee che alle amministrative. 
I dati sono, in effetti, impietosi. Certo, l’affluenza è scesa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2009/07/100-giorni.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-405" title="100-giorni" src="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2009/07/100-giorni.gif" alt="100-giorni" width="277" height="109" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">PARTITO DEMOCRATICO, LA SVOLTA NECESSARIA</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></em></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">In questi giorni moltissime sono state le analisi avanzate da giornalisti, parlamentari, amministratori locali (giovani e meno giovani), iscritti e simpatizzanti del PD. In tanti hanno cercato di sviscerare le ragioni di un risultato elettorale deludente, sia alle europee che alle amministrative.</span></span></em><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">I dati sono, in effetti, impietosi. Certo, l’affluenza è scesa molto, ma come non riflettere sul fatto che solo il 26,1% degli elettori ha votato PD contro il 33,2% delle politiche del 2008. Se ci concentriamo sul Nord, in particolare sul Veneto e sulla Lombardia, constatiamo che il PD è diventato il terzo partito, molto distanziato da<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>PDL e Lega. In Veneto siamo al 20,29% contro il 26,5% di un anno fa. Ciò significa che su 100 persone adulte che incontriamo in strada solo 14,7 hanno votato PD. </span></span></em><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">È una situazione inquietante. In questi anni, soprattutto negli ultimi mesi, ho percepito che stavamo perdendo il nostro blocco sociale di riferimento. Molti degli elettori ci hanno preferito Berlusconi, Bossi, Di Pietro, Casini. Oppure semplicemente hanno scelto di stare a casa. Perché? Quali sono le ragioni di questa disaffezione? Io ho provato a darmi delle spiegazioni che sintetizzo così. </span></span></em><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">1. Il partito della “crisi”</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">In tempi di recessione molti dirigenti del PD hanno come dato l’impressione di “tifare per la crisi”, quasi che l’aggravarsi del disagio sociale potesse tradursi in un vantaggio elettorale per noi. Questa percezione, più o meno diffusa, ha fatto sì che italiani preferissero a noi chi comunicava loro messaggi di speranza e di ottimismo. Berlusconi nascondeva (e nasconde) la reale portata della crisi. Nello stesso tempo, Berlusconi ha accarezzato (e accarezza) ogni giorno l’orgoglio degli italiani&#8230;&#8230;&#8230;</span></span> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span id="more-404"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"><a href="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2009/07/euro.jpg"></a><a href="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2009/07/euro2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-424" title="euro2" src="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2009/07/euro2-150x150.jpg" alt="euro2" width="150" height="150" /></a> <a href="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2009/07/euro1.jpg"></a>I nostri imprenditori, gli operai, la gran parte dei cittadini italiani sanno che la crisi non è finita e sanno pure che è destinata a durare a lungo, ma non sopportano quei politici che sulla crisi speculano allo scopo di strappare qualche voto in più. Prima o poi i nodi arrivano sempre al pettine. Tuttavia, se il PD non modifica l’approccio alla crisi, rischia<strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </strong>un ulteriore calo di consensi. L’assurdo è, infatti, che molti scaricano la responsabilità di questa contingenza economica non su chi la governa, ma sull’opposizione. Bisogna cambiare passo e argomentazioni. </span></span><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">2. Il partito “imborghesito”<span style="mso-spacerun: yes;">   </span></span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Il PD sembra sempre più un partito di nicchia. Un partito elitario, distante da chi soffre, distante da quella parte di società che fra mille difficoltà sta tirando la carretta. Lontano dagli operai, dagli imprenditori, dai disoccupati, dai pensionati, dalle casalinghe. Da quelle persone che passano notti insonni perché temono di perdere il lavoro o per il fatto che i soldi non arrivano alla fine del mese. Da quegli imprenditori che non vedono un futuro per la propria azienda e temono di dover licenziare i dipendenti con cui hanno lavorato gomito a gomito per decenni. Da quei titolari di aziende che rischiano di perdere tutto perché le banche hanno chiuso le linee di credito<strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </strong>o perché la pubblica amministrazione paga una fornitura, o un lavoro, dopo molto tempo, anche dopo un anno. Mentre il popolo sconta gli effetti della crisi sulla propria pelle, il PD affronta temi sicuramente importanti, ma con nessuna aderenza alla vita concreta delle persone. Come se il partito fosse di un altro pianeta, parliamo di DICO, di PACS, di Testamento Biologico. E poi ci chiediamo perché gli operai non ci votano più. Prima di discettare dei diritti giusti ma marginali, affrontiamo i diritti<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>fondamentali: il diritto al lavoro, il diritto a una vita dignitosa, il diritto alla sicurezza sul lavoro e nella vita di tutti i giorni, il diritto a uno stipendio equo.<span style="mso-spacerun: yes;">                                        </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">3. La tentazione della battuta<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>e politica dell&#8217;immagine</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Immaginare di battere Berlusconi ricorrendo alla battuta facile e alla politica dell&#8217;immagine è un suicidio. Inseguendolo su questa strada, visti gli scarsi mezzi mediatici a nostra disposizione, e la pochissima attitudine di molti (anzi moltissimi) nostri dirigenti al loro utilizzo, saremo sempre e comunque su un terreno che non ci appartiene. Con il risultato di esporci, ancora una volta, a sicura sconfitta. Dovremmo riflettere, e riflettere molto seriamente, sul fatto che l&#8217;unico che è riuscito, in tutti questi anni, a battere Berlusconi è stato<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>l&#8217;antidivo Romano Prodi: uomo serio, preparato, tosto, che, tuttavia, non aveva sicuramente dalla sua la caratteristica di essere un bravissimo comunicatore televisivo. Riusciremo a vincere solo nel momento in cui smetteremo di scimmiottare &#8220;malamente&#8221; il modo di fare del centrodestra. Dobbiamo avere la forza e la capacità di proporre leader seri e preparati, portatori di obiettivi ambiziosi e messaggi mirati che riescano a proporre e, soprattutto, a far capire la linea del partito.</span></span><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">4. Poche risorse per i territori</span></span></strong><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Nei suoi primi due anni di vita, il PD è stato diretto in modo assolutamente centralista. La gestione Roma-centrica di un partito che si dichiarava “leggero” e di questa leggerezza si faceva perfino vanto è stata una scelta sbagliata. Organizzare manifestazioni, sostenere giornali di partito, letti peraltro da poche migliaia di cittadini, drena milioni e milioni di euro, ma lascia a secco le segreterie locali, provinciali e regionali. Serve una rivoluzione. Il finanziamento pubblico deve essere girato alle organizzazioni decentrate in base all&#8217;entità dei voti raccolti, investendo in modo proporzionalmente maggiore nelle zone dove abbiamo ottenuto i risultati più deludenti. È assolutamente necessario che il PD diventi un vero partito federale, con una sua autonomia nella gestione finanziaria e nella proposizione di temi che interessano i territori e i loro cittadini.</span></span><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">5. Una scarsa cultura d&#8217;impresa</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">I mondi produttivi, le PMI,<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>l&#8217;artigianato, l&#8217;agricoltura, il commercio avvertono il PD come distante. Lo vedono più vicino al pubblico impiego, vicino a quelle categorie che, sempre più, l&#8217;opinione pubblica giudica &#8220;parassitarie&#8221; piuttosto che alle forze più dinamiche del Paese, quelle capaci di affrontare rischi e in grado di trainare l&#8217;economia. Il PD ha nel suo codice genetico, nonostante molti lo neghino, una certa diffidenza verso l&#8217;imprenditore, verso il padrone o il padroncino. Non sono trascorsi troppi anni da quando alcuni leader del nostro partito definivano i piccoli imprenditori del Nord &#8220;egoisti evasori&#8221;. Secondo voi quegli elettori hanno dimenticato queste accuse? No, vi garantisco di no. Esiste ancora molta diffidenza<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>nei nostri confronti. Diffidenza ulteriormente accentuata dalla percezione di una vicinanza del PD anche alla grande impresa o a qualche illustre banchiere italiano. Chi rischia e suda tutti i giorni ha l&#8217;impressione che il nostro Partito sia amico solo di quella parte del Paese che, in giacca e cravatta, sfrutta quelli che, con la tuta da lavoro, si sporcano le mani per guadagnare la pagnotta. In questo schema è chiaro l&#8217;operaio voti con più probabilità la Lega o il PDL piuttosto che noi. Riflettiamoci. </span></span><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">6. La sicurezza tradita</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">I cittadini hanno paura. Quali che siano i dati sulla sicurezza, questa percezione è una realtà. Proviamo a frequentare le stazioni, i metrò, i mezzi pubblici, le aree più degradate e periferiche delle città italiane. Cerchiamo di comprendere lo stato d&#8217;animo di donne che vivono attimi di vero e proprio panico e che, quando arrivano a casa, accendono la tv e si trovano inondate da un&#8217;infinità di notizie che raccontano di fatti criminali accaduti nel corso della giornata. Che messaggio diamo noi, come partito, a queste persone? Normalmente siamo sulla difensiva: difendiamo i giudici che magari hanno lasciato a piede libero un delinquente o inflitto una pena irrisoria al &#8220;mostro&#8221; di turno. Così i cittadini, a torto o a ragione, preferiscono chi ha buon gioco a proporre la linea dura: senza distinguo, senza spiegazioni, senza argomentazioni sui limiti del nostro sistema penale. Certo, su questo terreno noi del centrosinistra ci portiamo dietro il fardello dell&#8217;indulto approvato nell&#8217;agosto di tre anni fa. Ci vorrà tempo per cancellare dalla memoria degli elettori questa responsabilità (votata anche da Forza Italia, ma in pochi lo ricordano) e per proporre un messaggio netto in grado di conciliare sicurezza e lotta all’esclusione sociale, rispetto delle regole e certezza del diritto.</span></span><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">7. <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Immigrazione, troppa confusione</strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">L’immigrazione sposta oggi consensi e muove sensibilità. I populisti agitano questo tema, e la lotta ai clandestini, per ottenere facili vittorie elettorali. Eppure, al di là delle strumentalizzazioni, sappiamo tutti che si tratta di un fenomeno epocale frutto delle migrazioni di popoli sfruttati e maltrattati. Persone che scappano dalla morte e dalla fame, per cercare di sopravvivere e di garantire un futuro ai propri figli. Il PD in questi anni ha tenuto la posizione più corretta e razionale. Ma la stragrande maggioranza dei cittadini non l&#8217;ha compresa o non l&#8217;ha condivisa. Mi è capitato spesso di parlare con nostri connazionali che hanno, in passato, vissuto l&#8217;esperienza dell&#8217;emigrazione.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Ti aspetteresti persone tolleranti che capiscono e accettano il fenomeno. Invece, in molti chiedono rigidità e tolleranza zero. Questo soprattutto perché non concepiscono che &#8220;l&#8217;ospite&#8221; non rispetti le regole del Paese in cui si trova a vivere e perché ricordano che a loro non era concesso &#8220;nulla&#8221;: bastava uno sgarro e subito erano rispediti a casa. Su questi temi il PD si è dimostrato incapace di comprendere che a pagare la mancanza di sicurezza e di regole sono stati soprattutto i più deboli, le persone che svolgono i lavori più umili, che si spostano sui mezzi pubblici, che frequentano gli ospedali. Che risposte diamo? Non possiamo fermarci alle enunciazioni di principio. L’integrazione deve essere la nostra unica parola d’ordine. Integrazione fatta di diritti ma anche di doveri. Primo fra tutti quello di rispettare le leggi italiane e di conoscere la nostra lingua e le nostre abitudini. Senza scommettere su questo tipo di integrazione saremo sempre sopraffatti dalla Lega che propone soluzioni inefficaci e razziste ma che almeno parla ai cittadini più deboli e dice loro esattamente quello che si aspettano di sentirsi dire. </span></span><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">IMPERATIVO: CAMBIARE!</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">È indispensabile voltare pagina. È indispensabile che la politica si avvicini ai reali problemi dei cittadini. Da qui deve ripartire il nuovo PD. Servono leader coraggiosi. Servono chiarezza, lealtà, trasparenza. Occorre spezzare l&#8217;equazione secondo cui politica significa opacità, slealtà, falsità, incoerenza. C’è bisogno di più umiltà e di una maggiore disponibilità nei confronti degli elettori e dei cittadini. </span></span><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Sul piano dei contenuti, dobbiamo ripartire dalle difficoltà delle classi più deboli, elaborando risposte concrete per tutte quelle persone che orgogliosamente stanno andando avanti fra mille difficoltà. Dobbiamo smetterla di frequentare i salotti, andiamo nei luoghi di lavoro, nei posti di ritrovo, nelle sedi delle associazioni di categoria. <a href="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2009/07/bersani01g.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-413" title="bersani01g" src="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2009/07/bersani01g.jpg" alt="bersani01g" width="300" height="230" /></a>Troviamo soluzioni reali alle paure, all’immigrazione, alla criminalità, alla crisi. In tema di lavoro cambiamo passo e troviamo il coraggio di riconoscere che il rischio d&#8217;impresa non è sufficientemente considerato nel nostro Paese e dal nostro partito. Cerchiamo di stare alla larga dalla politica della battuta e dalla tentazione di dichiarare qualcosa tutti i giorni solo per finire sulle agenzie o sui giornali. Costruiamo piattaforme programmatiche articolate nell’impostazione ma semplici nella traduzione dei nostri messaggi. Cerchiamo per ogni problema una risposta chiave, sintetizzabile in poche parole, e realizzabile davvero. Rimettiamo in piedi un partito realmente federale che lasci autonomia finanziaria e politica ai singoli territori. </span></span><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Abbiamo 100 giorni per proporre alla nostra gente il Partito che vogliamo. 100 giorni per costruire, finalmente, il nuovo PD. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Marco Stradiotto</span></span></p>
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		<title>I 140 milioni di € per Catania sono solo la punta dell&#8217;iceberg</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 19:03:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[«In 10 mesi di attività, il governo Berlusconi ha elargito ben 2.688 milioni di euro alle amministrazioni amiche» 
 
In totale fanno 2.688 milioni di euro. È l’ammontare degli stanziamenti clientelari che il governo Berlusconi ha elargito nei primi 10 mesi di attività. Quasi tutti destinati al Sud Italia. Quasi tutti ad hoc verso amministrazioni amiche.
Scelte concrete [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><span style="font-size: 18pt; font-family: Garamond;">«In 10 mesi di attività, il governo Berlusconi ha elargito ben 2.688 milioni di euro alle amministrazioni amiche»</span><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">In totale fanno 2.688 milioni di euro. È l’ammontare degli stanziamenti clientelari che il governo Berlusconi ha elargito nei primi 10 mesi di attività. Quasi tutti destinati al Sud Italia. Quasi tutti ad hoc verso amministrazioni amiche.<br />
Scelte concrete che gettano un’ombra pesante sulle reali intenzioni dell’Esecutivo di attuare un vero federalismo fiscale, che deve essere prima di tutto riqualificazione della spesa pubblica ed equità nella distribuzione delle risorse. Un tradimento del Nord del Paese. </span></span><span style="font-size: 14pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: EN-US; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><br />
«La situazione economica è tale per cui è inimmaginabile che si possano buttare per questioni clientelari risorse di tale entità – afferma Marco Stradiotto, componente della Commissione Finanze del Senato, che si è preso la briga di scovare e mettere nero su bianco tutti gli stanziamenti-regalo contenuti in vari provvedimenti del Governo – Invece di fare regali agli amici il Governo farebbe bene a distribuire queste risorse tra i lavoratori che hanno sempre pagato le tasse e oggi si trovano, a causa della crisi, senza lavoro. Il Governo non può dire che per i lavoratori e per i precari non ci sono soldi e poi elargire alle amministrazioni amiche fior fior di denari».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: EN-US; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">I 140 milioni di € per Catania sono solo la punta dell&#8217;iceberg&#8230;<br style="mso-special-character: line-break;" /><br style="mso-special-character: line-break;" /></span><a href="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2009/03/federalismo-o-clientelismo6.pdf">federalismo o clientelismo</a></p>
<p><a href="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2009/03/federalismo-o-clientelismo6.pdf"><img class="alignleft size-full wp-image-392" title="federalismo-o-clientelismo" src="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2009/03/federalismo-o-clientelismo.jpg" alt="federalismo-o-clientelismo" width="747" height="506" /></a></p>
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		<title>DECRETO ANTICRISI:IL MIO INTERVENTO IN AULA AL SENATO</title>
		<link>http://www.marcostradiotto.org/economia/decreto-anticrisiil-mio-intervento-in-aula-al-senato/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Feb 2009 16:42:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[

                    Signora Presidente, rappresentante del Governo, Signori relatori, Colleghi,oggi stiamo discutendo del cosiddetto decreto anticrisi, ossia il decreto-legge n. 185 del 2008, in tempi ristretti e con un testo non modificabile; abbiamo già sentito da alcuni rappresentanti della maggioranza che sarà posta la fiducia. Vorrei soffermarmi su alcuni aspetti specifici, perché chi mi ha preceduto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div>
<p><span style="font-size: medium; font-family: Verdana;"></p>
<p align="justify">                    <img class="alignleft size-full wp-image-367" title="foto-sindaco" src="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2009/02/foto-sindaco.jpg" alt="foto-sindaco" width="90" height="131" />Signora Presidente, rappresentante del Governo, Signori relatori, Colleghi,oggi stiamo discutendo del cosiddetto decreto anticrisi, ossia il decreto-legge n. 185 del 2008, in tempi ristretti e con un testo non modificabile; abbiamo già sentito da alcuni rappresentanti della maggioranza che sarà posta la fiducia. Vorrei soffermarmi su alcuni aspetti specifici, perché chi mi ha preceduto ha avuto modo di fare un inquadramento generale della situazione economica: mi riferisco agli interventi dei colleghi Legnini, Bonino, Leddi, Sangalli, Nerozzi e Barbolini.Vorrei però rispondere anche alla collega che mi ha preceduto, la senatrice Bonfrisco. Mi piacerebbe infatti che in questa situazione di crisi la smettessimo di agitare le bandierine dei meriti o dei demeriti; credo che il nostro Paese abbia bisogno di un senso di grande responsabilità da parte di ognuno di noi. Pertanto, eviterei di parlare di Prodi anzi, è grazie a Prodi se oggi abbiamo i conti messi meglio di come la precedente maggioranza li lasciò nel 2006; è sempre grazie a Prodi e a Ciampi se abbiamo l&#8217;euro.<span id="more-365"></span></p>
<p align="justify"> Ricordiamoci quanti rappresentanti centrodestra, oggi al Governo, hanno criticato quel tipo di scelta. Oggi ci sono Paesi, decantati fino a pochi mesi fa, che vorrebbero entrare nell&#8217;euro perché sono nel mezzo di una tempesta economico-finanziaria di non indifferenti dimensioni.Credo che, invece di guardarci alle spalle dovremmo guardare in avanti, capire quali sono i problemi e tentare di trovare delle soluzioni per ogni settore.Io muovo una critica a questo decreto, rispetto a com&#8217;era partito inizialmente. Mi riferisco alla modifica delle norme relative alla detrazione del 55 per cento per i cittadini che investivano in impianti o nella ristrutturazione per il risparmio energetico. Erano due anni che quella norma esisteva e iniziava ad avere un buon effetto, nel senso che i cittadini la richiedevano e le aziende stavano utilizzando questa opportunità, soprattutto quelle del comparto edilizio che è in grande crisi. Solo il fatto di instillare il dubbio su quella norma &#8211; che poi la Camera ha invece migliorato &#8211; <span style="color: #888888;"><span style="color: #333333;">h</span><span style="color: #333333;">a determinato una situazine di panico e incertezza nei cittadini, &#8230;&#8230;&#8230;si è trasmessa la sensazione che lo Stato potesse &#8220;fregare&#8221; il cittadino.</span></span> Questo è il concetto che è passato, questo fatto è devastante considerato che quella misura era stata decisa per attivare un traino all&#8217;economia in un momento in cui l&#8217;edilizia era ferma.Volevo soffermarmi, comunque, su una questione particolare che è quella del patto di stabilità. In questo provvedimento esiste una norma clientelare, fatta per uno solo fra gli 8.200 Comuni italiani, cioè il Comune di Roma: è stata data la possibilità al Comune di Roma di derogare rispetto al patto di stabilità. Il patto di stabilità è un oggetto misterioso, conosciuto da noi addetti ai lavori, spesso e volentieri è visto dai cittadini comuni come un alibi<strong> </strong>infatti, gli enti locali tendono a motivare<strong> </strong>l&#8217;impossibilità di fare determinate opere con l&#8217;esigenza di rientrare nel Patto di stabilità.Ebbene, questo marchingegno che è stato inventato ed utilizzato anche dai Governi di centrosinistra, è sempre stato applicato in modo stupido, lo ha detto lo stesso presidente Prodi e, nel nostro Paese in modo ancora più stupido rispetto alla possibilità di tentare di premiare realmente gli enti virtuosi rispetto a quelli  spreconi. In questa situazione, con la vostra scelta per Roma, siete riusciti a far diventare &#8220;famoso&#8221; questo termine ed é diventato per noi molto più semplice spiegarlo ai cittadini.È incomprensibile immaginare un Paese dove, per rispettare il patto di stabilità, gli Enti locali e le Pubbliche Amministrazioni non pagano i fornitori. La collega Leddi e anche gli<strong> </strong>altri colleghi facevano riferimento al ritardo nei pagamenti. Ebbene, la Pubblica Amministrazione è in una situazione di difficoltà economica da anni &#8211; non sto parlando di questi ultimi mesi &#8211; e paga in ritardo. Voi pensate che si riesca ad abbattere la spesa pubblica se le forniture vengono pagate magari dopo un anno? È chiaro che quel fornitore, quando farà il preventivo per un determinata merce, la farà pagare ovviamente più del valore di mercato. Se volete tagliare la spesa pubblica bisogna pagare i fornitori, bisogna pensare ad un patto di stabilità che dia questo tipo di risposta.Alcune proposte emendative sono state fatte. So perfettamente che non verranno accolte. So anche, che ci sono altri provvedimenti che arriveranno dopo questo decreto e penso che quella sarà l&#8217;occasione perché, in modo serio e concreto, si riesca ad affrontare la questione facendo un patto di stabilità serio.Infatti, per assurdo, in questi anni, i meccanismi messi in atto sono stati tali per cui gli enti che sono stati più rispettosi delle regole si sono trovati in maggiori difficoltà. È come se ad un ragazzo che ha buoni voti il padre gli<strong> </strong>dicesse che avrà la paghetta solo se continua a migliorare, ma se il ragazzo è arrivato a dieci e lode può migliorare ancora? Magari poi succede che lui non ha più la paghetta mentre il fratello, che dall&#8217;insufficienza è passato alla sufficienza, l&#8217;ha ancora.Ho fatto questo esempio perché bisogna che si trovino delle misure concrete, rispetto a questo meccanismo perverso che è il patto di stabilità, in grado di premiare<strong> </strong>i Comuni più virtuosi, pur garantendo i parametri di Maastricht. Tra l&#8217;altro, ho iniziato il mio discorso parlando di Maastricht e della possibilità di raggiungere quei parametri e quindi di entrare nell&#8217;euro, che è stato la nostra difesa in questa situazione difficile.La situazione economica è assolutamente difficile ed io spero che nonostante siano vicine diverse scadenze elettorali, non si facciano giochi di bandierina su di essa.Voglio dire soltanto che se oggi disponessimo delle misure previste dalle cosiddette lenzuolate di Bersani, cioè le liberalizzazioni forse affronteremmo con maggior forza questa difficile situazione economica. Ebbene, in quella occasione voi eravate di traverso.Non è più il tempo della strumentalizzazione dei problemi e neanche del gioco delle parti.<img class="alignright size-full wp-image-369" title="taxi1" src="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2009/02/taxi1.jpg" alt="taxi1" width="170" height="124" />Noi non intendiamo ripagarvi con gli stessi metodi ostruzionistici e strumentali che voi avete utilizzato nella precedente legislatura, noi vorremo collaborare per affrontare la difficile crisi economica che sta colpendo il nostro paese. Per fare questo è necessario rompere tutte le nicchie di privilegio e monopolio che sedimentandosi nel tempo hanno rallentato e rallentano la crescita e la mobilità sociale del nostro paese.Concludo Presidente facendo un appello ai rappresentanti del Governo ed ai colleghi Senatori della maggioranza, se intendete realmente affrontare la crisi economica con l’idea di scrostare il sistema economico finanziario italiano, bisogna che abbiate la capacità di aggredire i veri fattori che tengono bloccata la nostra società. Se con coraggio sceglierete questa sfida  noi del Partito Democratico ci saremo e non faremo mancare il nostro appoggio.</p>
<p> </p>
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		<title>FEDERALISMO FISCALE: IL MIO INTERVENTO IN AULA DEL SENATO</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jan 2009 18:28:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[
Grazie Presidente, Signor Ministro, Onorevoli colleghi,  siamo finalmente giunti alla discussione e all’approvazione del Disegno di Legge sul Federalismo Fiscale.
Utilizzo, non a caso, la parola FINALMENTE. Il Federalismo Fiscale arriva infatti in quest’Aula, con oltre 7 anni di ritardo. Tanti ne sono trascorsi da quando il Parlamento approvò la riforma del titolo V della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; mso-outline-level: 1; mso-layout-grid-align: none;"><img class="alignleft size-full wp-image-352" title="italia1" src="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2009/01/italia1.gif" alt="italia1" width="372" height="418" /></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; mso-outline-level: 1; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;">Grazie Presidente, Signor Ministro, Onorevoli colleghi, </span></span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;">siamo finalmente giunti alla discussione e all’approvazione del Disegno di Legge<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>sul Federalismo Fiscale.</span></span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;"><br />
Utilizzo, non a caso, la parola<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>FINALMENTE. Il Federalismo Fiscale arriva infatti in quest’Aula, con oltre 7 anni di ritardo. Tanti ne sono trascorsi da quando il Parlamento approvò la riforma del<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>titolo V della Costituzione, poi ratificata dal popolo italiano, il 7 ottobre dello stesso anno, con il referendum<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>confermativo.</span></span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;"><br />
Nel 2001 il Governo di centro destra, dopo la vittoria elettorale, invece di riprendere, quella modifica costituzionale preferì accantonarla per cimentarsi in un’ulteriore riforma chiamata “devolution”.<br />
Seguirono 5 anni impiegati per produrre l’ennesimo testo costituzionale, poi bocciato dai cittadini con il referendum del 25 e 26 giugno 2006.</span></span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;"><br />
</span></span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;">Se, nel 2001 fosse stato adottato subito il federalismo fiscale, peraltro in una congiuntura economica certamente più favorevole di quella attuale, oggi potremmo già apprezzarne gli aspetti positivi.</span></span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;"><br />
</span></span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;">Invece, quella che discutiamo in queste ore, nel bel mezzo di una gravissima crisi economica e sociale, è una riforma portata in Parlamento senza che vi sia stata la previsione di alcun tipo di risorsa aggiuntiva. Anzi, il testo non contiene neanche l’ombra di un numero o di un’aliquota. E, badate bene, stiamo parlando di materia fiscale!</span></span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;">Spero poi che nessuno si sorprenda del fatto che, per attuare il<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>federalismo fiscale, saranno necessarie maggiori risorse.<br />
Sul punto vorrei richiamare l’attenzione dei più distratti tra noi: per riuscire ad attuare il federalismo fiscale sarà necessario garantire alle diverse istituzioni, a tutti i livelli, le stesse risorse di cui hanno beneficiato finora. Mentre, ai territori che oggi sono penalizzati, con un rapporto squilibrato fra entrate tributarie prodotte e risorse trasferite, dovranno ottenere fondi aggiuntivi. Il risultato è chiaro: nel complesso il federalismo fiscale ci costerà molto di più, quantomeno nella fase di avvio. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></span>
</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="mso-spacerun: yes;"><span id="more-344"></span></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; mso-layout-grid-align: none;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;"><img class="alignleft size-full wp-image-347" title="lemon1" src="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2009/01/lemon1.png" alt="lemon1" width="198" height="200" /></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;">Non potete negarlo per far partire il federalismo nei primi cinque anni servono più risorse. Poi l&#8217;effetto della riforma sull&#8217;efficienza e la lotta all&#8217;evasione inizierà a dare i propri frutti. Ammettete i 4 miliardi di euro che avete buttato per le vostre sciagurate scelte su Alitalia, oggi sarebbero stati utilissimi per avviare questa riforma..</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;">Quando il centro sinistra approvò, nel 2001, la riforma del titolo V, la spinta principale veniva dalla constatazione dell’anomalo funzionamento dei diversi livelli istituzionali e dell’iniqua distribuzione delle risorse nel Paese.<br />
Nonostante alcuni spunti importanti, l’attuazione della riforma è rimasta incompleta. Permane una confusione di ruoli fra le diverse realtà amministrative, con frequenti accavallamenti delle responsabilità fra Stato, Regioni, Province e Comuni.</span></span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><br />
E la conseguenza è che i cittadini e le imprese, che hanno la necessità di interloquire con </span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;">la P.A</span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;">., si trovano contro un impenetrabile muro di gomma che li fa rimbalzare tra i diversi uffici interessati. Un inestricabile labirinto di competenze, di norme, di cavilli.</span></span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;">L’esigenza di semplificare è, dunque, più viva che mai. Il Partito Democratico ha proposto, fin dall’inizio, che nel testo confluissero anche le norme sul funzionamento delle autonomie locali – la famosa <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Carta delle autonomie</em>. Purtroppo non siamo stati ascoltati. E le regole, fondamentali, su “chi fa cosa” fra i diversi livelli istituzionali non ci sono. Questa mancanza si tradurrà in una grande difficoltà nello stabilire i vari “costi standard” dei servizi per stabilire il giusto fabbisogno di ogni territorio. </span></span><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;">Creare una Pubblica Amministrazione più efficiente è uno dei due obiettivi prioritari della riforma federale. L’altro è rendere più equa ed equilibrata la distribuzione e l&#8217;utilizzo delle risorse, che </span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;">la Pubblica Amministrazione</span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"> nel suo complesso raccoglie ed eroga.</span></span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;"><br />
Avvicinare il luogo in cui viene effettuato il prelievo fiscale a quello in cui le stesse risorse vengono impiegate per realizzare opere o per dare servizi incentiva il senso civico dei cittadini e aumenta la loro sensibilità nella lotta all’evasione fiscale e agli<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>sprechi. Certo, per incentivare il senso civico servono norme fiscali semplici e chiare. Solo così il cittadino riesce a comprendere dove vanno a finire le tasse pagate. Nelle Regioni a statuto speciale, ad esempio, i cittadini sanno già oggi quanto resta nel territorio. </span></span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;">Purtroppo, la riforma che stiamo discutendo e votando non contiene questa semplificazione. Non chiarisce, inoltre, in che modo si intende affrontare lo squilibrio esistente fra le risorse assegnate alle Regioni a statuto speciale rispetto a quelle ordinarie.<br />
Proprio la situazione anomala delle Regioni a statuto speciale crea situazioni di iniquità difficilmente spiegabili ai cittadini delle altre Regioni. E così assistiamo a fenomeni di vero disagio, che potrebbero addirittura sfociare in<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>problemi di ordine pubblico, nei territori di confine fra le Regioni a Statuto ordinario e quelle a statuto speciale.</span></span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;"><br />
Questa riforma riuscirà a produrre effetti benefici solo se metterà in piedi un sistema più chiaro, più semplice, più equo di quello attuale. Sul versante della riduzione degli sprechi sarà un’ottima arma nel momento in cui conterrà il principio secondo cui a una maggiore autonomia deve corrispondere una maggiore responsabilità. I due elementi dovranno essere inscindibili.<br />
</span></span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;">Per responsabilizzare, promuovere il senso civico e, a cascata, ridurre l’evasione fiscale sarà tuttavia indispensabile – ribadiamolo – che il federalismo fiscale contenga norme chiare e semplici che permettano al cittadino di capire dove vanno a finire i propri soldi.</span></span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;">Il disegno di legge sottoposto alla nostra approvazione si muove nella direzione opposta.<br />
Non semplifica, ma complica. Già oggi, il sistema fiscale italiano è fra i più complessi del mondo. E l’impressione è che, con le norme contenute in questo disegno di legge, la complicazione tenda ad acuirsi. Il contribuente, per capire dove andranno a finire i propri<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>soldi, versati con tasse e tributi, dovrà districarsi in un insieme di meccanismi incomprensibili per i non addetti ai lavori. </span></span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;">Quanto più logico e ovvio sarebbe stato prevedere un unico tributo proprio per ogni livello istituzionale, in modo semplice e chiaro! </span></span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;">Ovviamente il tutto compensato da diversi meccanismi di compartecipazione e perequazione dei maggiori tributi nazionali a favore delle autonomie territoriali, in sostituzione dei trasferimenti erariali. Per una questione di semplificazione e trasparenza sarebbe stato utile almeno togliere il complicato meccanismo delle doppie addizionali e anche di non prevedere la novità delle aliquote riservate per le Regioni. </span></span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;"><br />
Tutti quei meccanismi che impediscono al cittadino di comprendere dove realmente vanno a finire le tasse versate sono i veri nemici del federalismo perché rendono impossibile l&#8217;identificazione delle responsabilità!<br />
</span></span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;">Faccio un esempio di semplificazione: i sindaci del Veneto stanno portando avanti una proposta semplicissima, che può essere attuata fin da subito, che chiede che ai Comuni venga riconosciuta, in sostituzione dei trasferimenti, una compartecipazione del 20% del gettito irpef prodotto dai rispettivi territori.<br />
La proposta del 20% è modificabile, con una percentuale diversa, ma dobbiamo riconoscere che è un meccanismo semplice e di facile comprensione per il cittadino. Per quanto riguarda i Comuni ritengo sciagurato quello che il Governo ha fatto sei mesi fa con l&#8217;abolizione dell&#8217;ICI, prima casa, senza che questa sia stata compensata con adeguati trasferimenti statali. </span></span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;"><br />
Naturalmente tutto questo dovrebbe essere inquadrato nell’ambito di un Patto di stabilità<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>intelligente, equo e razionale. Molto più razionale di quello attuale che di fatto è uno strumento iniquo, bizantino e irrazionale. Proprio in questi giorni lo avete reso ancora più iniquo con le deroghe approvate a favore del Comune di Roma. Ho presentato alcuni emendamenti al testo al fine di prevedere un Patto di stabilità per gli enti locali equo e razionale. Mi auguro che le modifiche proposte vengano accolte.</span></span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="mso-spacerun: yes;"> <img class="alignright size-full wp-image-353" title="1euro1" src="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2009/01/1euro1.jpg" alt="1euro1" width="285" height="288" /></span></span></span>
</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;">Concludo Presidente, </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;">oggi arriva in Aula questo disegno di legge che in sostanza, in tema di federalismo fiscale, non è altro che una cornice che limita gli ambiti di intervento e mette i paletti per i futuri decreti attuativi. Non ci sono scelte coraggiose. Si accontentano tutti, anche quei territori che già oggi sono privilegiati. Nessun numero, nessuna aliquota. Tutto è demandato a successivi decreti che saranno firmati dal ministro dell’Economia. Ministro del quale peraltro non abbiamo potuto sentire il parere.<br />
Resta il timore che i decreti attuativi, se e quando arriveranno, non potranno stimolare quelle scelte che né il governo, né il Parlamento sono stati in grado di fare fino ad oggi. Resta, fondatissimo, il timore che l’intero meccanismo possa inevitabilmente incepparsi. </span></span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;">Inutile negarlo: questo testo porta con sé una serie di contraddizioni che non siete riusciti risolvere perché in questi mesi siete stati occupati <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>a tenere a bada le parti politiche della vostra coalizione, contrarie alla riforma, e lo avete fatto attraverso concessioni<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>di tipo clientelare. Ricordo i 140 milioni di euro a favore di Catania, le deroghe al patto di stabilità per il Comune di Roma oltre al finanziamento eccezionale di 500 milioni di euro di alcuni mesi fa.<br />
Se a questo aggiungiamo che avete voluto inserire nel testo del federalismo l’articolo che prevede l’istituzione di Roma capitale appare chiaro che questa riforma<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>è frutto di una continua mediazione.</span></span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;"> <span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;"><img class="alignleft size-full wp-image-346" title="images2" src="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2009/01/images2.jpg" alt="images2" width="123" height="95" /></span></span></span></span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;">Il federalismo può essere uno strumento per combattere le ingiustizie e le iniquità presenti nel nostro Paese, ma questo strumento può funzionare se viene costruito senza mediazioni irrazionali con effetti<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>che moltiplicano le iniquità.</span></span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span>
</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;">Concludo Presidente, </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;">al nostro paese serve un buon federalismo fiscale. Temo che il testo prodotto non riuscirà a darcelo. Temo che già dai primi decreti attuativi i veti incrociati e la indisponibilità a cedere quei privilegi che alcuni territori nel tempo hanno consolidato, impediranno di fare le scelte necessarie all’interesse generale . </span></span><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;">Per il bene del nostro Paese spero di sbagliarmi! </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; color: black; mso-fareast-language: IT;"><span style="font-family: Times New Roman;">Marco Stradiotto</span></span></p>
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		<title>La nuova Alitalia? Una fregatura!</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jan 2009 13:17:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Poco più di otto mesi ci separano dalle elezioni politiche del 2008. In campagna elettorale uno dei temi più battuti era l’Alitalia. Alitalia in tutte le salse: fallimento o salvataggio? Air France sì o no? Soprattutto: Fiumicino o Malpensa?                                 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2009/01/foto-alitalia-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-329" title="foto-alitalia-2" src="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2009/01/foto-alitalia-2-229x300.jpg" alt="" width="229" height="300" /></a>Poco più di otto mesi ci separano dalle elezioni politiche del 2008. In campagna elettorale uno dei temi più battuti era l’Alitalia. Alitalia in tutte le salse: fallimento o salvataggio? Air France sì o no? Soprattutto: Fiumicino o Malpensa?                                     Quel dibattito, con le relative semplificazioni, contribuì a far fallire la trattativa fra la nostra compagnia di bandiera e Air France-Klm. Da un lato, le polemiche sollevate da Berlusconi con la sua ostilità nei confronti della soluzione franco-olandese; dall’altro, il gioco delle parti tra i sindacati, con aperture e dietrofront quasi all’ordine del giorno. Come risultato, peraltro forse a quel punto prevedibile, il ritiro dell&#8217;offerta da parte del presidente Spinetta.  Ai firmatari dell’accordo e al governo Prodi, il centrodestra allora all’opposizione imputava soprattutto due colpe: la perdita dell&#8217;italianità della compagnia di bandiera e il ridimensionamento dello scalo di Malpensa. Il tutto condito con un messaggio mediatico molto semplice, ma martellante: l’operazione rischiava di essere – si diceva – una “svendita” ai cugini d’oltralpe che, per pochi spiccioli, avrebbero messo le mani sul nostro vettore storico. Le notizie di queste ultime ore, che danno ormai come imminente l’accordo tra la nuova Alitalia (Cai) e Air France-Klm, dimostrano quanto quelle critiche fossero immotivate, oltreché strumentali.</p>
<p><span id="more-330"></span>La verità, sotto gli occhi di tutti, è che la nostra era una posizione oggettivamente legittima perché quella di marzo era una buona offerta. E non è un caso che, dopo oltre otto mesi di chiacchiere e tira e molla, si sia sostanzialmente tornati alla situazione di partenza. Con una differenza, purtroppo, fondamentale e dolorosa per le tasche dei contribuenti italiani: la gestione disastrosa dell’operazione Alitalia costa più di 4 miliardi di euro. E, a distanza di pochi mesi, Air France è sul punto di mettere a segno un vero e proprio affare, comprando il 25% della “parte buona”di Alitalia e spendendo una cifra irrisoria: solo 322  milioni di euro. Ce n’è abbastanza per far brindare a champagne Spinetta e soci. In primavera, infatti, si sarebbero accollati oneri e onori dell’operazione, acquistando il pacchetto completo, debiti compresi. Oggi si portano a casa un quarto di una compagnia di bandiera sana, depurata dai debiti e dal personale in eccedenza. Alitalia, nel frattempo, è stata infatti divisa in due società, una buona e l&#8217;altra cosiddetta “marcia”. Nella prima c&#8217;è il business, le rotte, le autorizzazioni, le concessioni; nella seconda i debiti e il personale. In questi giorni il commissario Fantozzi ha peraltro ammesso che non riuscirà a onorare tutti i crediti maturati dai fornitori di Alitalia: un totale di oltre 3 miliardi di euro. Se ad essi si aggiungono – oltre ai 400 milioni di prestito ponte che non sarà restituito – anche i maggiori oneri che lo Stato dovrà versare per finanziare gli ammortizzatori sociali necessari a sostenere i lavoratori licenziati da Alitalia non riassunti dalla nuova compagnia, si ha un quadro chiaro (o meglio scuro, scurissimo) dei costi che peseranno sulle tasche dei contribuenti. Insomma, mi si passi l’espressione, tutto si è risolto in una vera e propria fregatura! Un pessimo affare non solo, in generale, per la collettività, ma anche, più nello specifico, per i viaggiatori, che presumibilmente dovranno, almeno nella prima fase, pagare tariffe più onerose a fronte di una qualità del servizio peggiore.    Con buona pace della concorrenza, infatti, la Cai è nata dalla fusione di Alitalia e Air One. Ciò ha dato vita a un nuovo monopolio, che – come può testimoniare chi in questi mesi di transizione sta utilizzando il vettore aereo – ha determinato uno sconsiderato aumento dei prezzi dei biglietti e un deterioramento del servizio. Tanto per fare un esempio, la rotta Venezia-Roma ha subito un drastico taglio dei numero dei voli. C’è, inoltre, il problema del futuro dello scalo di Malpensa. Siamo di nuovo alla situazione di otto mesi fa.   Le scelte aziendali della nuova Alitalia di fatto penalizzano lo scalo lombardo, perché essa chiede che le rotte disponibili non vengano messe a disposizione delle compagnie che ne facessero richiesta. Il monopolio nella rotta Milano-Roma è certamente una ghiotta opportunità di guadagno per la nuova Alitalia, ma non sempre gli interessi di un’azienda si sposano con quelli degli utenti. E in questo caso garantire la concorrenza e la possibilità di scelta, evitando di consolidare l’ennesimo monopolio, sarebbe una precisa responsabilità delle istituzioni e delle autorità preposte alla gestione del settore e al controllo del rispetto delle regole. Proviamo, in conclusione, a stilare una breve lista degli effetti dell’operazione Alitalia sul nostro sistema:</p>
<p>- costi per la collettività pari a circa 4 miliardi di euro, 74 euro a testa per ogni italiano;<br />
- creazione di un nuovo monopolio per le rotte interne con la rottura della concorrenza tra Air One e Alitalia;<br />
- riduzione del numero dei voli;<br />
- aumento del prezzo dei biglietti;<br />
- ridimensionamento di Malpensa.</p>
<p>Infine, con l’ingresso di Air France-Klm, abbiamo perso anche l’ultimo baluardo, vale a dire l’italianità del gruppo tanto cara a Berlusconi in campagna elettorale.<br />
Cosa resta? Al termine di questa sciagurata vicenda c’è qualcuno che intende assumersene davvero la responsabilità?<br />
Marco Stradiotto</p>
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		<title>INVECE DI PARLARE DELLA RAI DIAMO RISPOSTE ALLA CRISI ECONOMICA</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Nov 2008 11:29:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi Economica]]></category>
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Cari amici, sono stanco di sentire parlare della RAI e di televisioni , sono stanco di sentir parlare della Commissione di vigilanza e del suo Presidente. Mi dispiace constatare che mentre negli altri Paesi occidentali i leader politici si stanno impegnando a lavorare con tutte le energie  per dare risposte alle problematiche economiche , in Italia   dedichiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2008/11/cavallo-rai.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-295" title="cavallo-rai" src="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2008/11/cavallo-rai.jpg" alt="" width="124" height="160" /></a></p>
<p>Cari amici, sono stanco di sentire parlare della RAI e di televisioni , sono stanco di sentir parlare della Commissione di vigilanza e del suo Presidente. Mi dispiace constatare che mentre negli altri Paesi occidentali i leader politici si stanno impegnando a lavorare con tutte le energie  per dare risposte alle problematiche economiche , in Italia   dedichiamo  più tempo alla RAI  che ai temi economici reali. Certo l&#8217;anomalia relativa al conflitto di interessi, nel campo dell&#8217;informazione e della pubblicità , del nostro Presidente del Consiglio rendono il nostro paese estremamente diverso da tutti gli altri Paesi occidentali. Sicuramente  non è parlando della RAI o dei suoi assetti che riusciremo a far ripartire l&#8217;economia italiana. Inoltre continuando a parlarne non facciamo altro che dedicarci al tipo di gioco preferito  dal nostro avversario politico, su questo campo Berlusconi è imbattibile.<a href="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2008/11/tasche-vuote1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-297" title="tasche-vuote1" src="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2008/11/tasche-vuote1.jpg" alt="" width="160" height="106" /></a> <span id="more-287"></span></p>
<p>Nel giro di qualche mese non ci sarà telegionale  o talk show o fictions che riuscirà a nascondere la realtà:. Abbiamo davanti a noi un periodo difficile. l&#8217;aumento delle richieste di cassa integrazione e dei licenziamenti, è già una realtà di questi giorni , nei prossimi mesi sarà ancora peggio. I consumi ristagnano per  due motivi : le famiglie sono in difficcoltà ormai da tempo, non arrivano alla fine del mese; Il secondo motivo dipende dal  diffuso senso di insicurezza e paura, per quello che accadrà in futuro, questo  comporta che anche le persone che avrebberò la possibilità di spendere non lo fanno in attesa di tempi migliori. Bisogna intervenire  con urgenza per accrescere il potere d&#8217;acquisto delle famiglie . Solo in questo modo i consumi possono  ripartire contribuendo tra l&#8217;altro a creare, in modo rapido e tempestivo, quegli effetti necessari di cui il mondo dell&#8217;impresa ha bisogno in questo particolare momento. Inoltre, è necessario sostenere le aziende che ne hanno bisogno, in modo particolare quelle che in questo periodo stanno affrontando le maggiori difficoltà.</p>
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		<title>ITALIA VIRTUOSA NEL &#8220;DEBITO TOTALE&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Nov 2008 11:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Imprese]]></category>
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 Noi italiani, molto spesso, siamo i primi a parlar male del nostro paese e di noi stessi. Dobbiamo  avere la capacità di non limitarci ad esaltare solo le cose che non funzionano ma anche di evidenziare, con la sessa foga ed entusiasmo ,quello che funziona. In questi giorni sono comparse delle statistiche che dimostrano che il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2008/11/foto-euro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-301" title="foto-euro" src="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2008/11/foto-euro.jpg" alt="" width="200" height="150" /></a></div>
<div> Noi italiani, molto spesso, siamo i primi a parlar male del nostro paese e di noi stessi. Dobbiamo  avere la capacità di non limitarci ad esaltare solo le cose che non funzionano ma anche di evidenziare, con la sessa foga ed entusiasmo ,quello che funziona. In questi giorni sono comparse delle statistiche che dimostrano che il nostro paese è molto più virtuoso , sul fronte dell&#8217;indebitamento delle famiglie, rispetto a molti  altri paesi europei ed agli Stati Uniti.</div>
<div>Questo indice determina come diretta conseguenza che nella valutazione dell’indebitamento aggregato , somma il debito pubblico con il  debito privato, non siamo in fondo alla classifica.<span id="more-292"></span></div>
<div> Infatti, sommando il totale del debito delle famiglie italiane con il totale di quello pubblico e rapportando questo valore al PIL si ottiene per l’Italia un indice pari al 134% (debito famiglie 30% + debito pubblico 104%). Gli Stati Uniti hanno un indice pari al 166% del PIL (debito famiglie 100% + debito pubblico 66%) il Regno Unito 144% del PIL (debito famiglie 44 %+debito pubblico 100%) .</div>
<div><img class="alignright size-medium wp-image-302" title="salvadanaio2" src="http://www.marcostradiotto.org/http://www.marcostradiotto.org/wp-content/uploads/2008/11/salvadanaio2.jpg" alt="" width="106" height="106" /> Spagna ,l&#8217;Irlanda, la Francia e la Germania hanno un indebitamento delle famiglie, raffrontato al PIL, molto superiore a quello dell’Italia ,ma hanno un indebitamento pubblico molto inferiore a quello italiano. La Francia ha un indice riferito al debito aggregato pari a 113% del PIL (debito famiglie 48% + debito pubblico 65%) mentre la Germania un indice aggregato pari al 122 % del PIL (debito famiglie 58% + pubblico 64 %). Lo Stato europeo dove le famiglie accumulano l’indice di indebitamento più alto è il Regno Unito , di fatto è più del triplo di quello italiano, l&#8217;indice  è pari al 100% del PIL , contro il nostro 30%, poi a seguire viene la Spagna con l’84%, l’Irlanda sempre con l’84 %, l’Olanda con un indice del 79%, poi, con dati migliori ,Germania e Francia e Italia con le percentuali già elencate sopra .</div>
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