Rendere conto

Rendere conto

Rendere Conto

Credo che in politica, così come nella vita e nel lavoro, sia indispensabile rendere conto di quanto si è fatto e di quello che, magari, non si è riusciti a portare a termine.

Foto Marco 1

Come Segretario dimissionario del Partito Metropolitano di Venezia sento quindi il dovere di rendere conto dell’attività svolta: quasi 2 anni di lavoro che vanno raccontati sia per le cose positive che negative proprio per fare in modo che diventino patrimonio ed esperienze di tutto il PD e possano essere utili anche per il futuro.

Analizzare quello che ha e non ha funzionato è importante proprio per consegnare alla futura Segreteria tutti gli elementi e le esperienze necessari per ripartire nel modo migliore.

Stiamo affrontando anni contrassegnati da una profonda crisi economica e sociale che sta modificando tutto e in modo particolare la Politica ed i suoi Organismi.

Il PD, nel corso degli ultimi anni, è passato dall’essere il “partito dei funzionari” ad essere il “partito dei volontari”, anche in virtù dell’eliminazione del finanziamenti pubblico.

Ma andiamo per ordine e partiamo dalla nomina come Segretario unitario avvenuta nel novembre del 2013: devo confessare che ero partito con tanto entusiasmo e tanta voglia di cambiare il Partito,con l’idea di farlo diventare uno strumento al servizio dei cittadini e della collettività e non al servizio degli eletti e degli iscritti (vedi Documento Programmatico allegato del Novembre 2013). Devo confessare che non sono riuscito a raggiungere l’obiettivo che mi ero prefissato.

Forse quel Documento Programmatico, al quale io credevo molto, in verità non era poi così condiviso: del resto i Congressi si fanno sui nomi e non sui programmi, si fanno sulla base di quanto uno sia renziano, bersaniano, civatiano, lettiano o cuperliano. In una situazione come questa gli schemi correntizi, nel loro tentativo di sopravvivenza, prendono il sopravvento sulle idee e sulla voglia di cambiare.

Per me essere Segretario unitario non significa rispondere ai capi corrente, ma ricercare un confronto con tutti coloro che vogliono rappresentare il Partito. Da questo punto di vista mi auguro che il prossimo Segretario o Segretaria conservi questa caratteristica e non si faccia imbrigliare da nessuno.

Considerato quello che è successo dopo l’ultimo congresso mi piacerebbe se riuscissimo a non fare lo stesso errore, mi piacerebbe lanciare una sfida congressuale vera dove prevalgano le idee e non le appartenenze correntizie.

Devo confessarvi che se non avessi problemi di lavoro, che di fatto mi impediscono di poter svolgere il servizio di Segretario Provinciale/Metropolitano, mi ricandiderei proprio per affrontare con coraggio e perseguire la sfida di tutti coloro, e sono convinto essere la maggioranza dei nostri iscritti, che vogliono rompere con dei meccanismi vecchi che hanno portato il nostro Partito in una situazione molto difficile a Venezia e non solo.

Il prossimo Segretario o la prossima Segretaria devono essere eletti da un Congresso vero nel quale si confrontino le diverse idee e proposte e dove, dopo, il Segretario che verrà eletto abbia chiaro quale dovrà essere il percorso programmatico che lo guiderà negli anni successivi, potendo contare su una maggioranza chiara e coesa .

Andrebbe innanzitutto chiarito che chi si candida a svolgere la carica di Segretario Provinciale/Metropolitano dovrà dedicarsi per 4 anni al Partito evitando di usare quella carica come trampolino di lancio per la candidatura alle prossime elezioni.

Andiamo per ordine e guardiamo quali erano gli obiettivi che ci eravamo dati nel Novembre 2013?

Nel rendere conto è necessario partire dal Programma che è stato approvato insieme, in particolare l’obiettivo iniziale era quello di riconnetterci con la società. Devo confessare che i propositi erano buoni, ma che non siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo, per alcune ragioni estranee ai nostri comportamenti, ma anche per nostri errori.

Quando parlo di fattori estranei, ai nostri comportamenti, che hanno minato il tentativo di riconnetterci con la società mi riferisco all’arresto, avvenuto appena dopo 7 mesi dal mio insediamento, del Sindaco di Venezia e di un Consigliere Regionale eletto nelle liste del PD di Venezia.

Quando capitano fatti come questi possono essere messi in atto tutti i più buoni propositi e le più buone azioni, ma le persone vengono pervase da un senso di sfiducia, che colpisce tutti, difficile da superare.

Ma non possiamo cavarcela pensando che se le cose non sono andate bene la colpa è da addebitare solo ai fatti del 4 giugno 2014 o a fattori esterni come la crisi economica, l’emergenza profughi  o le riforme attuate dal Governo su scuola e lavoro. Qualche errore lo abbiamo sicuramente commesso, in primis quello di non aver fatto fino in fondo quello che ci eravamo prefissi come obiettivo con il Congresso del novembre 2013.

E mi riferisco ai requisiti che avevamo individuato per riconnetterci con la società.

Con il Programma presentato allora avevamo pensato a 10 requisiti per riconnetterci alla società, i requisiti erano racchiusi in 10 parole: “Esempio, generosità, servizio, squadra, trasparenza, meritocrazia, giovani, donne,  circoli e  amministratori locali”.

Mi soffermo in particolare sulle prime 4 parole e sui circoli.

Iniziamo dalla prima, dovevamo essere esempio di virtuosità in tutti i nostri comportamenti. Domanda: siamo riusciti a dimostrare di avere questo requisito? Io dico che alcuni casi ci siamo riusciti in altri molto meno.

La seconda e la terza parola erano generosità e servizio, dovevamo incarnare una politica generosa, l’idea di un’attività che facevamo per donare alla società il nostro tempo e le nostre idee. Domanda: siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo? Se penso all’attività dei nostri circoli penso di sì, mentre se guardo l’attività di chi ha qualche responsabilità forse no. Nel senso che l’attività è sembrata indirizzata più a rafforzare le appartenenze interne piuttosto che a fornire un servizio ed a migliorare il rapporto con i cittadini.

La quarta parola era squadra; avevamo detto che la politica non è un’attività individuale e che avrebbe prodotto i risultati migliori se svolta in team. Avevamo anche detto che quando si possiede il requisito di essere squadra gli elettori lo percepiscono e lo premiano con il proprio voto, questo ovviamente riguarda il Partito a livello provinciale ma soprattutto quello a livello nazionale. Di sicuro non c’è stato e non c’è gioco di squadra, caso mai c’è stato un po’ di gioco tra squadre e molto gioco individuale, a causa di questo modo di operare la comunità del Partito democratico nella nostra provincia non esiste e va ricostituita. Ricordo che dovevamo fare “Oh issa!” e invece siamo andati in ordine sparso, abbiamo fatto tutti una gran fatica, ma invece di mettere insieme le energie e di impiegarle nel momento giusto, appunto invece di fare “Oh issa!”, abbiamo agito in ordine sparso e ci siamo trovati senza energie o scoordinati nei momenti cruciali. “Oh issa” significava che tra di noi doveva esserci una fiducia non condizionata da retro pensieri dettati dalle diverse appartenenze correntizie. Senza fiducia reciproca e vera siamo destinati a fallire ancora!

Mentre per quanto riguarda la trasparenza abbiamo fatto quello che dovevamo fare, abbiamo reso trasparente e accessibile ogni informazione, dai bilanci agli incarichi, pubblicando sul sito tutte le attività svolte. Per quanto riguarda la parola meritocrazia credo che il metodo per scegliere i candidati al consiglio regionale sia stato un metodo diverso e più meritocratico rispetto al passato.

Di sicuro abbiamo dimostrato il requisito di saper valorizzare i giovani e le donne. Entrambi sono stati e sono forza propulsiva, sia nella Segreteria che nelle diverse candidature . Non ci siamo limitati a rispettare le quote previste dalle nostre regole interne negli organi di partito, ma abbiamo scelto, candidato ed eletto donne e giovani in ruoli chiave come quelli di Sindaco, Consigliere Regionale e Consigliere Comunale. Mi dispiace di non essere riuscito a presentare una lista con parità di genere nelle ultimissime elezioni per l’assemblea metropolitana, le indicazioni provenienti dalle zone erano squilibrate, non mi è stato possibile riequilibrarle senza scombinare il lavoro di sintesi fatto dagli amministratori nei diversi territori .

La nona parola era circoli; abbiamo dimostrato il requisito di saper organizzare ed ascoltare i circoli? E i circoli sono stati utili per individuare le scelte programmatiche e le candidature più giuste? La risposta è no. Va rivisto il rapporto tra circoli e Segreteria e va ripensato anche il rapporto tra i circoli e i cittadini. In troppe occasioni siamo stati chiusi in noi stessi battagliando tra di noi, spesso su questioni insignificanti, mentre la società veneta e veneziana guardava e stava andando da un’altra parte.

La decima parola era “amministratori locali”; abbiamo dimostrato il requisito di saper ascoltare gli Amministratori? Li abbiamo utilizzati come sensori del territorio? Come Segreteria Provinciale sicuramente sì, come Segreteria Nazionale e Governo Nazionale sicuramente no. Ho un rammarico: in questi anni nei quali abbiamo avuto responsabilità di Governo non siamo stati in grado di dare agli enti locali le risorse e l’autonomia che quando eravamo all’opposizione avevamo promesso.

Nel congresso 2013 avevamo detto che non sarebbero bastati i requisiti ma che c’erano delle modalità per rendere possibile la connessione tra il Partito Democratico e la società.  La prima modalità  era quella dell’ascolto, quello di saper stare con l’orecchio a terra per comprendere le necessità e i bisogni dei nostri concittadini mettendoci in discussione con umiltà e spirito costruttivo. Di certo i risultati delle elezioni Regionali e Comunali di Venezia dimostrano che non abbiamo saputo ne ascoltare ne interpretare i segnali che ci arrivavano dai cittadini.

La seconda modalità che avevamo individuato era la partecipazione; di certo non siamo riusciti ad aprirci alla società, forse ci eravamo illusi che partecipazione trovasse la propria concretizzazione nello svolgimento delle primarie: i risultati ci hanno dimostrato e fatto comprendere che le primarie sono uno strumento che non può sostituirsi alla politica. Avevamo avviato delle modalità di partecipazione diversa come i Lab, in cui avevamo coinvolto personalità impegnate nel mondo dell’economia, delle professioni e dell’Università; la partecipazione è stata buona e anche la qualità dei documenti prodotti, ma nell’occasione in cui sono stati presentati in Direzione siamo stati quasi sbeffeggiati da alcuni Dirigenti del Partito. Se avessimo ascoltato e messo in pratica alcune idee e proposte presentate dai Lab forse i risultati elettorali sarebbero andati diversamente.

La terza modalità era quelle di mettere in atto un’attività di formazione, attraverso il LAB comunicazione si è tentato di sperimentare nuove modalità cercando di superare la forma delle iniziative frontali ritenendole scarsamente coinvolgenti. Si è quindi avviato un percorso di formazione rivolto a iscritti, simpatizzanti e candidati dal titolo di The Election Game. Il percorso di formazione voleva simulare in modalità ludica, ma estremamente professionale, una campagna elettorale avvalendosi di comunicatori professionisti. Il percorso ha coinvolto una totalità di 30 persone ed è stato accolto dalla stampa locale, dalla cittadinanza e dagli iscritti positivamente e con curiosità. L’altra azione in ambito formativo è stata la creazione di una sessione di brain storming su diverse tematiche ritenute strategiche che si sono svolti da settembre a ottobre il cui frutto sono stati una serie di video finali che coinvolgevano un facilitatore (un esperto sul tema) e i partecipanti. Seguendo la vocazione espressa nel nome stesso il “laboratorio” ha tentato di sperimentare, coinvolgere e tentare di smarcarsi da modalità che oggi risultano superate e non più in grado di generare entusiasmo.

I requisiti e le modalità per riconnetterci,  per fare cosa?

Me lo sono chiesto più volte in questi mesi: a cosa serve il PD? E soprattutto mi sono fatto questa Domanda: a cosa serva questo PD?

Lo dicevamo nel 2013, ma è ancora più di attualità oggi. Dicevamo che non bastava cercare di riconnetterci alla società, ma che dovevamo chiarire la funzione storica e la missione politica del Partito Democratico.

Dovevamo essere protagonisti della costruzione di un Paese migliore, libero dai vincoli costituiti da troppe rendite di posizione, dalla mancanza di pari opportunità e meritocrazia, dall’elusione dell’etica pubblica, dalla corruzione diffusa.

Dovevamo essere un PD capace di comprendere e di farsi comprendere appieno e di affrontare con forza le sfide elettorali che ci attendevano. Siamo stati abili alle Europee 2014, ma da quel momento in poi abbiamo un po’sciupato la sintonia che si era creata tra il Paese e il Segretario del nostro Partito nonché Presidente del Consiglio.

Dalle Elezioni Europee in poi alcune scelte governative difficili, ma necessarie, accompagnate da alcuni fattori esterni  come la problematica profughi/emigrazione insieme con le battaglie correntizie, che hanno mostrato il Partito Democratico lacerato dalle ripicche e dalle battaglie interne, hanno deluso molti degli elettori che nel 2014, alle elezioni europee, avevano votato per noi e che nella tornata delle elezioni regionali e amministrative hanno deciso di starsene a casa o di tornare a votare altre formazioni politiche.

Quali erano i nostri obiettivi programmatici per il Veneto e per Venezia?

Leggendo il Programma presentato nel Congresso 2013 le parole e i concetti giusti c’erano tutti, pensati e scritti, il problema sta nel fatto che non siamo riusciti a renderli concreti e a farli percepire ai cittadini del Veneto e di Venezia con i programmi elettorali e con i comportamenti nella scorsa primavera. Un conto è il programma scritto altra cosa è il programma percepito.

Quando abbiamo scritto e parlato della necessità di puntare ad avere una società più giusta, più equa e più imparziale chi poteva non essere d’accordo con noi? Il tema è se realmente poi dal punto di vista della percezione da parte del cittadino siamo apparsi quelli che potevano garantire una società veramente migliore.

Parlare di giustizia ed equità era ed è particolarmente difficile in un periodo di crisi economica come quello che da anni stiamo vivendo, crisi che sta aumentando il divario sociale tra i più ricchi e i più poveri, dove la disoccupazione raggiunge livelli mai visti negli ultimi 30 anni e dove vi sono cittadini più tutelati di altri, dove ci sono dei cittadini che beneficiano di diritti solo in linea teorica mentre altri beneficiano dei cosiddetti “diritti acquisiti”.

Il Partito Democratico doveva mettere al centro il tema dell’equità e della giustizia tra i cittadini e i diversi territori, lo ha fatto? Per quanto riguarda i cittadini ci ha provato, almeno a livello nazionale con il Jobs act, ma in Veneto e a Venezia non siamo riusciti a spiegarlo:  la riforma del lavoro è stata denigrata più da alcuni nostri dirigenti e iscritti che dai nostri avversari.

Sul piano della giustizia economica tra i territori invece è stato fatto poco, i tagli sono sempre lineari e fanno sempre più male alle Regioni più virtuose e il Veneto, piaccia o no, è sempre tra le regioni che spendono meno e meglio.

Su questo tema Zaia ha avuto e avrà gioco facile; è necessario che i nostri Parlamentari e i Consiglieri Regionali prendano consapevolezza di questa realtà.

Tra i temi che avevamo individuato come fondamentali c’era la questione economica e la realizzazione di quelle opportunità utili alla creazione di nuovi posti di lavoro attraendo investimenti ed imprese.

Nel Programma avevamo scritto che dovevamo ricercare tutte le soluzioni possibili per creare nuovo lavoro e nuovi lavori, lo abbiamo fatto realmente?

Avevamo detto che era necessario fare tutti gli interventi possibili per attrarre investitori e investimenti e per evitare che le aziende, già presenti sul nostro territorio, si trasferissero dove le condizioni economiche risultano più vantaggiose, e che era necessario rimuovere tutti i fattori che rendevano  svantaggioso investire nel nostro Paese; alcune scelte sono legate alle politiche nazionali, come il costo dell’energia, la pressione fiscale e il costo del lavoro, altre dipendono dalle scelte locali per esempio in materia urbanistica e della viabilità e nella semplificazione dei necessari passaggi burocratici.

Avevamo anche scritto che senza impresa non c’è lavoro e che il Partito Democratico doveva togliersi l’etichetta di essere percepito come il Partito di riferimento dei lavoratori pubblici e dei pensionati e doveva diventare il Partito che rispondeva a 360 gradi alle esigenze della società. Il PD doveva diventare il partito di riferimento anche delle imprese e degli imprenditori, consapevoli che se il Paese non cresce non ci saranno risorse sufficienti per garantire anche in futuro gli attuali livelli di welfare: questo era il problema che dovevamo risolvere.

Siamo riusciti a farlo? A Venezia sicuramente no, e questo lo abbiamo pagato alle comunali. Provate a chiedere per chi hanno votato le categorie economiche al ballottaggio alle comunali di Venezia o come hanno votato i lavoratori del porto.

Di sicuro non è ancora entrato nel codice genetico del nostro Partito il concetto di “rischio d’impresa”, come non è sparito quel pregiudizio verso l’impresa e gli imprenditori che a volte è presente in alcuni dirigenti e militanti del nostro partito.

Dovevamo costruire, insieme con le forze sociali ed economiche del territorio, una sintesi capace di riconoscere i punti di forza del Veneto e di individuare le risposte sostenibili ai problemi strutturali che ne frenano la ripresa economica.

Avevamo creato il Laboratorio dell’economia composto sia da personalità esterne al partito che operano nel mondo economico, sia dai nostri iscritti che volevano impegnarsi e portare il proprio contributo su questo argomento. Il Lab-Economia doveva essere lo strumento che ci doveva permettere di connetterci meglio con il mondo dell’economia e del lavoro, doveva essere lo strumento che ci permetteva di essere considerati utili.

Il Lab-Economia ha lavorato molto bene nel primo periodo poi siamo stati travolti tutti da quello che è successo a Venezia e tutto quel lavoro e quelle indicazioni non sono state utilizzate nel modo migliore. Peccato perché alcune di quelle indicazioni le abbiamo ritrovate nel Programma del candidato sindaco che ha vinto le comunali di Venezia e non le abbiamo trovate nel Programma della nostra candidata presidente regionale Alessandra Moretti o in quello del nostro candidato sindaco Felice Casson.

Il lavoro del Lab-Economia è a disposizione, ma va ricordato che quando è stato portato all’attenzione della Direzione Metropolitana le critiche non sono state poche, per alcuni quelle riflessioni e quel lavoro erano belle parole, ma bisognava iniziare a parlare di politica. Come se parlare di politica fosse cosa diversa dall’analizzare i problemi cercando di trovare delle soluzioni.

Poi quando siamo arrivati o alle primarie o alle elezioni vere il lavoro sui contenuti è mancato. Non bastava parlare male della sanità e degli uscenti per vincere il Veneto, sarebbe servita un’idea diversa per lo sviluppo e la crescita della nostra Regione. Lo stesso per il comune di Venezia, non e bastata una coalizione tradizionale di centro sinistra troppo spostata su posizioni care al polo rosso verde per poter vincere e per poter cogliere quella voglia di cambiare che si respirava da mesi, anche perché l’avversario non era un tradizionale candidato sindaco di centro destra ma era il candidato più ostico che ci poteva capitare.

Forse se avessimo usato meglio e di più il lavoro sui contenuti ascoltando più attentamente quello che realmente ci chiedevano i cittadini e le rappresentanze sociali ed economiche, se avessimo attivato di più e meglio il famoso “orecchio a terra”, avremmo potuto dire e comunicare qualcosa di meglio e di più efficace.

Resettiamo e ripartiamo

E’ necessario resettare tutto per ripartire, le mie dimissioni le ho date proprio per permettere di poter ripartire nel modo migliore. Nel corso dei prossimi giorni verrà convocata la direzione Metropolitana  per discutere le date e le modalità del congresso.

Analizziamo quali sono le questioni da affrontare:

Questione economica e sede, il Partito è cambiato profondamente in questi 2 anni, le risorse sono sempre più scarse e il Partito Provinciale/Metropolitano sopravvive grazie ai contributi degli eletti, degli iscritti e dei candidati.

Negli ultimi 2 anni, a differenza del passato, il Segretario e la Segreteria hanno svolto un servizio senza avvalersi di alcuna indennità o rimborso di qualsiasi natura. Nonostante questo le risorse disponibili sono scarsissime tanto che quello che si raccoglie, come contributo degli eletti e degli iscritti, è appena sufficiente per pagare le spese ordinarie che consistono nella gestione della sede che comprende le due persone addette alla Segreteria a part time.

Va detto che per effetto delle riforme istituzionali e della spending review, messe in atto da Governo e dai diversi livelli istituzionali, nel corso dei prossimi anni diminuirà il numero degli eletti e di conseguenza anche i relativi contributi e quindi le entrate per il Partito.

Nel corso dei prossimi mesi dovranno essere sciolti 2 nodi: il primo è l’individuazione di una sede più piccola, più facilmente accessibile e soprattutto meno costosa, mentre la seconda questione da affrontare è la divisione delle diverse competenze economiche fra il Partito Provinciale/Metropolitano e il Partito Comunale di Venezia.

L’attuale sede è di oltre 500 mq, in gran parte inutilizzati, il problema non deriva dalle spese per l’affitto che incidono per 15.000 euro l’anno, ma dai significativi costi per il riscaldamento, per le pulizie, per l’asporto rifiuti ecc.

Oltre al problema sede va separata la tesoreria del Partito Provinciale/Metropolitano da quella Comunale. A differenza di quello che avviene in tutti gli altri circoli della provincia, la gestione della parte economica del Partito Comunale di Venezia è da sempre stata gestita dalla Segreteria Provinciale.

Questa situazione ha determinato una sorta di irresponsabilità da parte di alcuni Dirigenti del Partito Democratico di Venezia, a partire dall’organizzazione delle riunioni sempre a carico della Segreteria Provinciale per finire alle spese per le campagne elettorali. L’irresponsabilità deriva dal fatto che in tanti chiedono, ma non tutti versano quanto previsto .

Ad esempio non tutti gli Amministratori della precedente Amministrazione Comunale, fino ad oggi, hanno versato le quote statutariamente previste, ma il fatto che più di altri mi ha fatto comprendere che è necessario separare la gestione economica del Partito Comunale da quella Metropolitana è accaduto nel corso dell’ultima campagna elettorale per le elezioni comunali di Venezia.

Si era stabilito che ognuno dei 36 candidati alla carica di Consigliere Comunale di Venezia dovesse versare almeno 200 € come quota per finanziare le spese della campagna elettorale, ebbene ad oltre 2 mesi dalle elezioni hanno fatto il regolare versamento solamente in 11 su 36.

Quando ci sono le elezioni amministrative negli altri comuni della provincia i circoli si ricorre all’organizzazione di feste ed iniziative oltre che all’autofinanziamento da parte dei candidati consiglieri e del candidato Sindaco, non vedo perché questo non debba accadere nel comune capoluogo. Se a Venezia è arrivata la sconfitta, a mio modo di vedere, è anche per questa mancanza di generosità.

Ho sentito parlare di rigenerazione del Partito, condivido: rigeneriamo pure, ma non prendiamoci in giro, non basta ripetere belle parole bisogna agire e l’azione deve partire innanzitutto dalla generosità e dalla consapevolezza che svolgere attività politica significa svolgere un servizio.

Oltre che alle questioni economico/ logistiche dobbiamo definire meglio ed in modo più chiaro gli obiettivi programmatici a partire dalla costruzione della città metropolitana avendo una chiara idea di quelle che sono le azioni da intraprendere per garantire sviluppo ai nostri territori e una buona qualità della vita per i nostri concittadini.

La Città Metropolitana di Venezia deve diventare una città che attrae cittadini per la qualità della vita, che attrae famiglie per la serenità con cui crescere bambini, che attrae imprese per la semplicità di incontri e per la disponibilità di investimenti, un’area quindi che attrae sviluppo a 360°.

Città metriopolitana di Venezia

La Legge 56/2014 ha dato la spinta fondamentale per far nascere realmente le Città Metropolitane, peccato che la legge di stabilità per il 2015 abbia tolto troppe risorse per permettere che i nuovi enti possano essere veramente quel motore che permetta di attrarre investimenti e sviluppo. Da questo punto di vista i nostri Parlamentari dovranno porvi rimedio a partire già dalla prossima legge di stabilità altrimenti tutti i nostri buoni propositi sulle città metropolitane rischiano di restare lettera morta.

Ma la costruzione della città metropolitana non è l’unica sfida che siamo chiamati ad affrontare, vi sono altre problematiche, con maggiore impatto sulla vita dei nostri concittadini, che hanno la necessita di essere risolte . Mi riferisco  al rilancio dell’economia dei nostri territori al fine di attrarre nuovi investimenti sia da parte delle imprese storiche che da nuovi investitori e nuove imprese  al fine di creare nuovi posti di lavoro.

Da questo punto di vista, a mio parere, il PD di Venezia e del Veneto deve modificare completamente il proprio approccio, in particolare per quanto riguarda lo sviluppo infrastrutturale, oggi è un partito in balia dei comitati del NO, tipico di un partito minoritario di centro sinistra ma anomalo per un Partito che sta guidando il Governo del Paese con l’ambizione di governare il Veneto . Qualcuno dirà che non è vero in quanto nei programmi elettorali quei NO non sono scritti in modo esplicito, forse è vero quei NO non saranno scritti in modo esplicito ma in campagna elettorale vale il programma percepito dagli elettori rispetto al programma  scritto sulla carta.

Quando parlo di infrastrutture mi riferisco a quelle ferroviarie, stradali, energetiche, digitali e quelle relative alla bonifica idraulica del territorio. Solo affrontando seriamente queste problematiche, dotando i nostri territori delle infrastrutture necessarie,  si riuscirà ad essere veramente attrattivi verso le imprese che stanno decidendo dove sviluppare i propri investimenti.

Le infrastrutture sono fondamentali ma non bastano da sole per creare lavoro e per sviluppare l’economia è necessaria una rete di servizi comoda, efficace e soprattutto semplice, in questo le pubbliche amministrazioni hanno molta strada da fare per semplificare e sburocratizzare.

Dobbiamo ripartire dalla qualità della vita dei nostri concittadini comprendendo che si può iniziare a  parlare di qualità della vita solo dopo che sono stati garantiti i requisiti minimi che sono: lavoro, salute ed abitazione, requisiti che per le persone più anziane diventano pensione dignitosa, sanità efficiente e casa. In via prioritaria il nostro Partito dovrebbe quindi operare al fine che ogni individuo possa contare su un lavoro o una pensione dignitosi , su un servizio sanitario buono e su un tetto dove poter vivere. Solo dopo aver garantito ad ogni cittadino i requisiti minimi è possibile ragionare sulla qualità della vita, quindi di qualità dei servizi e del welfare.

E’ necessario un ordine di priorità ai temi affrontati dal nostro partito, su alcuni argomenti, soprattutto in Veneto, sembriamo dare più importanza alle questioni di dettaglio che alle questioni di sostanza, è come se nella costruzione di un fabbricato si desse più importanza al colore dell’intonaco che alla robustezza delle fondamenta.

Su alcuni temi, come quello della Sicurezza e dell’Immigrazione è necessario che il Partito Democratico cambi strategia, si tratta di tematiche che vanno affrontate a viso aperto e in modo trasparente. Sono due problemi molto difficili  da affrontare in quanto si sono sedimentati dei pregiudizi molto distanti dalla realtà che condizionano moltissimo l’opinione pubblica soprattutto in Veneto. Il PD deve mettere in atto una strategia che rompa quei pregiudizi e che sappia proporre delle soluzioni che facciano comprendere ai cittadini che il nostro Partito non strumentalizza i problemi, come fanno altri, ma li affronta e li risolve.

E’ possibile uscire da questa situazione in cui sembriamo una maionese impazzita? Io ritengo di sì. Per farlo è necessario svolgere bene il prossimo Congresso iniziando a ragionare intorno alle diverse idee e non su nomi e cognomi. Evitando di comportarci come se fossimo diversi partiti nello stesso partito.

E’ necessario che iniziamo a parlarci in modo schietto tra di noi ed è necessario darci un ordine di priorità rispetto a quello che dobbiamo affrontare e dobbiamo comunicare ai nostri concittadini. Personalmente sarò disponibile a dare una mano a tutte le persone che si impegneranno per  fare in modo che il PD  Metropolitano di Venezia  diventi una vera comunità. Per vincere questa sfida è necessaria molta generosità,  molto senso di servizio e molta passione.

Buon congresso a tutti!

Marco Stradiotto