Debito Pubblico

TOGLIAMO L’ALIBI : SE I CONTI VANNO MALE LE COLPE NON SONO SOLO DELLA “PRIMA REPUBBLICA”

TOGLIAMO L’ALIBI : SE I CONTI VANNO MALE LE COLPE NON SONO SOLO DELLA “PRIMA REPUBBLICA”

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Esaminando i  dati  ISTAT  relativi  all’ultimo  trentennio balzano  agli  occhi  dei  dati  eclatanti, in  particolare  guardando  l’evoluzione e  la composizione della spesa pubblica delle pubbliche amministrazioni.

Quante volte ci siamo sentiti dire che se le cose nel nostro Paese non vanno bene a causa delle scelte e per la responsabilità dei politici e dei partiti della prima Repubblica! Certo, la prima Repubblica, sopratutto nella sua fase finale, errori ne ha fatti parecchi. Uno per tutti pensiamo ad esempio alla concessione delle famose “pensioni baby”. Ma se guardiamo i dati relativi alla spesa pubblica ci accorgiamo che, tranne rari periodi, la cosiddetta seconda repubblica non ha saputo fare meglio. Tra i periodi “virtuosi” della seconda repubblica troviamo sicuramente gli anni che vanno dal 1996 al 2000, governi Prodi e D’Alema, che in quegli anni hanno riportato l’Italia a rispettare i parametri di Maastricht. A partire dal 2000 è ripartita la “corsa”della spesa pubblica e del debito, trend che è continuato fino al 2010 tranne un leggero rallentamento nel 2006-2007 (Governo Prodi).

 

LA MIA DICHIARAZIONE CONTRO IL PORCELLUM NEL 2005: PREVISIONI AZZECCATE!

Questo è il testo dell’intervento che  ho fatto in aula della Camera dei Deputati, 6 anni fa, contro la legge che ha approvato il sistema elettorale  detto “Porcellum”.. Dopo questo mio intervento, che trovate di seguito, l’allora Ministro Buttiglione mi inviò un biglietto dicendo che sbagliavo e che i conti non cambiano a secondo del variare dei sistemi elettorali… oggi leggo sul Corriere Della Sera che lo stesso Buttiglione  valuta come un errore quella legge… Mi chiedo :ma perché chi ha sbagliato non se ne sta a casa?

Resoconto stenografico dell’Assemblea

Seduta n. 687 del 12/10/2005

Modifiche alle norme per l´elezione della Camera e del Senato

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Stradiotto. Ne ha facoltà.

MARCO STRADIOTTO. Signor Presidente, cari colleghi, normalmente si cambia il sistema elettorale per rispondere meglio a problematiche di tipo economico e sociale e non per risolvere i problemi elettorali di questa o di quella parte politica.
Su Il Sole 24 Ore del 7 ottobre ho letto un bell’articolo dal titolo «Stabilità, economia e le regole del voto». Il giornalista che lo ha redatto così si esprimeva: «I paesi con un sistema elettorale proporzionale hanno un sistema partitico più frammentato e governi di coalizione più frequenti e instabili. Ciò a sua volta si accompagna ad una politica economica più miope e meno disciplinata: più debito pubblico, più spesa pubblica. In media, un governo eletto con il sistema proporzionale spende il 4-5 per cento del PIL in più, e ha un disavanzo del 2-3 per cento del PIL più grande, rispetto a quelli eletti con il sistema maggioritario. (…) Gli strateghi della Casa delle libertà (…) sperano con questa riforma di trarne qualche piccolo vantaggio alle elezioni imminenti. E non guardano oltre il prossimo voto. Se lo facessero, scoprirebbero che espongono il paese (…) al rischio di fare un grande salto indietro».
La lettura di questo articolo mi ha fatto sorgere una domanda che ora rivolgo ai colleghi del centrodestra; nella situazione economica e sociale del nostro paese, caratterizzata dal crollo dei consumi e delle esportazioni, dal dramma di tante famiglie che con sempre più difficoltà arrivano alla fine del mese, da una crescita del debito pubblico e dal deficit del bilancio dello Stato, possiamo permetterci di tornare al passato, al proporzionale? Credo che fare questo passo indietro sia un grande errore che nel lungo periodo costerà caro agli italiani (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L’Ulivo e dei Democratici di sinistra-L’Ulivo). 

 

NUOVO STUDIO PUBBLICATO SUL SITO DI TRECENTOSESSANTA: GOVERNI TUTTI UGUALI?

  ANDAMENTO DEI CONTI PUBBLICI NELLA SECONDA REPUBBLICA
PER APRIRE LO STUDIO CLICCA QUI

Il nuovo studio elaborato dal senatore del PD Marco Stradiotto all’interno del laboratorio TrecentoSessanta, dopo quello sul federalismo fiscale e su quello municipale, diffusi rispettivamente a dicembre 2010 e giugno 2011, analizza l’andamento di alcuni tra i più rilevanti parametri economici in relazione ai governi che si sono succeduti dal 1993 ad oggi. E prova a tirare alcune somme.

Quante volte, nelle riunioni e negli incontri in giro per il territorio, mi sono sentito dire che siamo tutti uguali e che, se siamo arrivati a questa situazione, le responsabilità sono equamente divise tra governi di centrodestra e centrosinistra. La mia passione per i numeri, per le statistiche e per tutti quei dati che, a differenza di tante inutili chiacchiere, non sono “fumo” ma valori concreti mi ha portato a fare una ricerca storica che analizza l’andamento di alcuni parametri economici in relazione ai governi che si sono succeduti dal 1993 ad oggi e a raccoglierli in un dossier.

Si parte dall’andamento della crescita esponenziale del debito pubblico a partire dagli anni 80, e mi verrebbe da chiedere ai vari Sacconi, Cicchitto e Brunetta chi in quel periodo era al governo. Poi mi sono soffermato, in particolare, sui dati relativi al periodo della cosiddetta Seconda Repubblica. Il dato più sorprendente, tra questi che dimostrano la diversa azione dei governi che si sono succeduti in questi ultimi 18 anni, è quello relativo all’avanzo primario, ossia quello che resta delle entrate, tolte le spese e al netto degli interessi del debito pubblico. Il dato sull’avanzo primario è la vera cartina di tornasole per l’attività di un governo. L’analisi e il grafico dimostrano che ogni qualvolta il centrodestra è al governo il dato sull’avanzo primario diminuisce, mentre sono significativi, da questo punto di vista, i dati dei governi Prodi nel 1997 e nel2007, in entrambi i casi dopo il solo primo anno di attività.

Gli effetti positivi si riverberano anche sul rapporto debito/PIL: anche in questo caso, sia nel biennio 1995-1996 che nel biennio 2006-2007, i governi di centrosinistra hanno invertito la tendenza. Se guardiamo il dato sul deficit in rapporto al PIL, le risultanze sono sempre le stesse: nel corso degli ultimi 18 anni i dati migliori sono stati ottenuti dal governo Amato, nel 2000, con un deficit pari al -0,8% e dal governo Prodi, nel 2007, con un deficit pari a -1,5% . Escludiamo i dati relativi al periodo antecedente l’introduzione dell’euro, in cui il deficit correva con valori sopra il 7% e in alcuni casi addirittura sopra l’11%, e osserviamo il periodo post introduzione, i dati peggiori sono quelli relativi ai governi Berlusconi con deficit del -5,4% nel 2009, del -4,6% nel 2010 e del -4,3% nel 2005. Sono molto interessanti anche i grafici e i dati relativi a disoccupazione, occupazione, inflazione, pressione fiscale e tanti altri parametri.

Dai dati emerge una risposta chiara alla domanda posta dal titolo: i governi non sono tutti uguali!

Vogliamo invertire i dati su debito, deficit, avanzo primario, inflazione? Se la risposta è si, c’è una cosa da fare subito: cambiare l’attuale governo! In tutti questi anni, Berlusconi e Tremonti hanno dimostrato solo di essere bravi a fare aumentare debito e deficit e senza peraltro diminuire la pressione fiscale.

Marco Stradiotto