Debito

LAVORO: QUALE ORIZZONTE OLTRE LA CRISI?

Lavoro :quale orizzonte oltre la crisi?  

Incontro pubblico Martellago 20 febbraio 2012                      per vedere le slides presentate clicca qui o sulla foto

 

DECRETO LIBERALIZZAZIONI TESORERIA UNICA LE POLEMICHE DELLA LEGA SONO STRUMENTALI

Misure per la tempestivita’ dei pagamenti, per l’estinzione dei debiti pregressi delle amministrazioni statali, nonche’ disposizioni in materia di tesoreria unica (Art. 35 ).

LE POLEMICHE DELLA LEGA SONO STRUMENTALI: CON LA TESORERIA UNICA IL GOVERNO HA FATTO LA MOSSA GIUSTA IN QUESTO MODO RIESCE A TROVARE  LIQUIDITA’ NECESSARIA PER PAGARE I FORNITORI  SENZA AUMENTARE IL DEBITO PUBBLICO.

Leggiamo bene l’art 35  ed in particolare i commi 8 , 9 e 10  (evidenziati in rosso nell’allegato) e comprendiamo per quale motivo il Governo ha fatto questa scelta. 

Situazione : Oltre 60 Miliardi di ritardati pagamenti  in molti casi determinati dalle norme sul patto di stabilità, di fatto si tratta di un debito nascosto sotto il tappeto (situazione ereditata dal precedente Governo). 

Qual’era la necessità? La prima necessità è quella di sbloccare la situazione iniziando a pagare i fornitori di beni e servizi allentando i vincoli sul patto di stabilità. 

Qual’è il problema? le norme sul patto di Stabilità non sono solo un vincolo burocratico ma nel tempo hanno accumulato anche effetti finanziari. Ad esempio gli avanzi degli Enti Locali di fatto sono sulla carta. In quanto  la liquidità relativa a quelle poste di bilancio è già stata usata dallo Stato proprio in virtù della tesoreria unica vigente anche prima dell’entrata in vigore del decreto liberalizzazioni. Quindi il problema del Governo è stato quello di trovare  liquidità senza emettere nuovi titoli di Stato e quindi senza ufficializzare debito ulteriore che andrebbe oltre ai 1.900 Miliardi di € di debito delle pubbliche amministrazioni. 

Qual’è la soluzione scelta dal Governo? Semplice: recuperare la liquidità giacente inutilmente (in quanto spesso bloccata dal patto di stabilità) nelle tesorerie dei diversi enti territoriali e accumularla tutta in un conto presso la tesoreria statale in modo da avere la liquidità per sbloccare 8,6 Miliardi di ritardati pagamenti senza dover emettere nuovi titoli di Stato. 

Cosa cambia per gli Enti Locali: Praticamente nulla i pagamenti ordinati dall’ente territoriale non vengono eseguiti dalla tesoreria comunale ma dalla tesoreria statale. Certo gli enti territoriali non possono più fare alcune operazioni finanziare (alcune molto discutibili) . Vi erano , ad esempio, comuni che avevano lasciato quella liquidità alle Banche sottoscrivendo dei conti a pronto termine. 

Cosa devono chiedere gli enti Territoriali? Innanzitutto comprendere che questa misura è una mossa intelligente che permette di iniziare a sboccare il fenomeno dei ritardati pagamenti. Gli Enti territoriali invece di lamentarsi devono chiedere che in cambio venga allentato il patto di stabilità. Infatti grazie a questa rinuncia di autonomia viene creata una disponibilità di liquidità nella tesoreria statale e in cambio gli Enti potrebbero chiedere con forza un allentamento del  patto di Stabilità . 

Chi subisce la maggiore penalizzazione? In questo caso le Banche. 

Marco Stradiotto

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DAGLI ENTI LOCALI SHOCK POSITIVO NELL’ABBATTERE IL DEBITO PUBLICO

DAGLI ENTI LOCALI  SHOCK POSITIVO NELL’ABBATTERE IL DEBITO PUBLICO

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In questo periodo, in Italia si parla di modificare l’art. 81 della Costituzione, in modo da obbligare lo Stato al rispetto del pareggio di bilancio, con la conseguenza di non poter spendere più risorse di quelle che entrano nel corso dello stesso anno. Non tutti sanno che gli enti locali, ovvero province, comuni e comunità montane, sono da sempre obbligati al rispetto del pareggio di bilancio. Di fatto, le norme contabili cui sono assoggettati non permettono che le spese siano superiori alle entrate: comuni e province possono produrre solo avanzi di amministrazione. Qualsiasi spesa, infatti, è autorizzata solo dopo che è stata accertata la disponibilità economica a pagarla, se questo non avviene , è classificata come “debito fuori bilancio”, considerata danno erariale e i funzionari e l’amministratore che mettono in atto questa procedura anomala devono rispondere in solido personalmente.

L’unica eccezione in cui i “debiti fuori bilancio” sono ammessi riguarda l’eventualità di sentenze giudiziarie che determinano spese superiori alle previsioni, in tema di espropri di aree o fabbricati per la realizzazione di opere pubbliche. In questo caso, se le procedure espropriative sono state eseguite correttamente e la rideterminazione riguarda l’adeguamento del prezzo, amministratori e funzionari non sono ritenuti responsabili del “debito fuori bilancio”, perché non potevano sapere l’esatto valore finale dell’immobile espropriato. Detto questo, si comprende che il dato sul deficit della P.A. italiana non deriva dagli enti locali ma da tutte le altre amministrazioni.

In questi ultimi anni, al fine di rispettare i parametri previsti dal trattato di Maastricht, lo Stato italiano si è imposto alcune regole chiamate “Patto di stabilità e di crescita”. Il trattato, infatti, prevede che, per i paesi dell’area Euro, il rapporto del deficit rispetto al PIL non debba superare il 3% e che il debito non debba superare il 60% del PIL. Nel nostro paese il dato sul deficit nell’ultimo biennio è stato superiore al 4,5% e il rapporto debito/PIL ha raggiunto il doppio della soglia prevista, il 120 %.Da quello che dicevamo prima si comprende come il dato relativo al deficit non può essere addebitato agli enti locali, visto che per legge non possono produrne, ma, nonostante questa certezza, le norme del Patto di stabilità, applicate a comuni e province, li costringono ad accantonare risorse e a produrre avanzi di amministrazione solo al fine di rispettare i parametri burocratici imposti dallo Stato centrale. Considerato che i pagamenti degli enti locali avvengono attraverso la Tesoreria Unica Nazionale, gli avanzi prodotti dalle amministrazioni locali diventano risorse utili per migliorare il fabbisogno dello stato.

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