Senato

COSTI DELLA POLITICA : CON L’ELIMINAZIONE DEI VITALIZI CAMBIA RADICALMENTE LO STIPENDIO DEI PARLAMENTARI

TOLTO IL PRIVILEGIO DEL VITALIZIO E PASSATI AL SISTEMA CONTRIBUTIVO: LO STIPENDIO DEI PARLAMENTARI DIVENTA COME QUELLO DI TUTTI GLI ALTRI LAVORATORI!

Per vedere il confronto tra i diversi stipendi clicca sulla foto o qui

 Noi senatori percepiamo uno stipendio mensile di 5.000 euro netti, a cui si aggiungono circa 6.000 euro di rimborsi che vengono spesi per pagare i collaboratori, soggiornare a Roma, pagare gli uffici sul territorio e fare attività politica.

Per quanto mi riguarda, al netto delle spese, il mio stipendio reale è di 4.950 euro netti al mese per 12 mensilità. Si tratta dello stesso stipendio percepito da un direttore di banca o un dirigente dello Stato di seconda fascia e penso sia giusto che un parlamentare, se fa bene il suo lavoro, percepisca uno stipendio di questo tipo, per essere sempre libero e indipendente, soprattutto da possibili pressioni e ricatti o da finanziamenti esterni. Garantire uno stipendio adeguato alla responsabilità che ci si assume è un valido strumento per togliere qualsiasi alibi e per pretendere che il parlamentare serva esclusivamente la collettività.

Il grande privilegio dei parlamentari era il vitalizio. Era. Perché dal primo gennaio è cambiato tutto e i parlamentari godranno di un sistema contributivo identico a quello di tutti i lavoratori. Prima, Senato e Camera per ogni parlamentare versavano molti soldi, ovviamente pubblici, secondo un sistema simile a un’assicurazione privata, in modo che, dopo una certa età, il parlamentare potesse ricevere un lauto assegno mensile. Appunto come un’assicurazione privata. Ma il contributo versato dal parlamentare era molto ridotto (circa 1.290 € al mese) rispetto ai costi totali e, ancor più, rispetto alle prestazioni ricevute nel momento in cui si maturava il diritto al vitalizio.
Abolendo il vitalizio sono successe due cose.

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VIA IL VITALIZIO : LE NOSTRE PROPOSTE

Ho presentato , insieme al Senatore Sanna, una proposta di legge che prevede l’abolizione dell’istituto del vitalizio parlamentare e che prevede nuove disposizioni concernenti il trattamento previdenziale dei membri del parlamento.  Per aprire il testo della proposta di legge clicca qui 

Il vitalizio dei parlamentari è ormai diventato il simbolo di un sistema di privilegi non più tollerabile in un tempo in cui a tutti i cittadini italiani si richiedono sacrifici pesantissimi per portare il Paese fuori dal baratro, a partire da quelli sulle pensioni. Da anni TrecentoSessanta conduce una campagna per l’abolizione di questo privilegio. Una campagna che, sul versante normativo, si è tradotta in due proposte di legge , entrambe depositate alla Camera da Enrico Letta, nel 2008 e nel 2010.

In questi giorni, a fronte delle difficoltà incontrate per risolvere, sul piano regolamentare, le controversie sollevate sui diritti acquisiti di chi il vitalizio l’ha maturato nelle precedenti legislature, Marco Stradiotto e Francesco Sanna hanno depositato al Senato un disegno di legge che si pone l’obiettivo di regolamentare, in via definitiva, il sistema previdenziale dei parlamentari.

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LA MIA DICHIARAZIONE CONTRO IL PORCELLUM NEL 2005: PREVISIONI AZZECCATE!

Questo è il testo dell’intervento che  ho fatto in aula della Camera dei Deputati, 6 anni fa, contro la legge che ha approvato il sistema elettorale  detto “Porcellum”.. Dopo questo mio intervento, che trovate di seguito, l’allora Ministro Buttiglione mi inviò un biglietto dicendo che sbagliavo e che i conti non cambiano a secondo del variare dei sistemi elettorali… oggi leggo sul Corriere Della Sera che lo stesso Buttiglione  valuta come un errore quella legge… Mi chiedo :ma perché chi ha sbagliato non se ne sta a casa?

Resoconto stenografico dell’Assemblea

Seduta n. 687 del 12/10/2005

Modifiche alle norme per l´elezione della Camera e del Senato

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Stradiotto. Ne ha facoltà.

MARCO STRADIOTTO. Signor Presidente, cari colleghi, normalmente si cambia il sistema elettorale per rispondere meglio a problematiche di tipo economico e sociale e non per risolvere i problemi elettorali di questa o di quella parte politica.
Su Il Sole 24 Ore del 7 ottobre ho letto un bell’articolo dal titolo «Stabilità, economia e le regole del voto». Il giornalista che lo ha redatto così si esprimeva: «I paesi con un sistema elettorale proporzionale hanno un sistema partitico più frammentato e governi di coalizione più frequenti e instabili. Ciò a sua volta si accompagna ad una politica economica più miope e meno disciplinata: più debito pubblico, più spesa pubblica. In media, un governo eletto con il sistema proporzionale spende il 4-5 per cento del PIL in più, e ha un disavanzo del 2-3 per cento del PIL più grande, rispetto a quelli eletti con il sistema maggioritario. (…) Gli strateghi della Casa delle libertà (…) sperano con questa riforma di trarne qualche piccolo vantaggio alle elezioni imminenti. E non guardano oltre il prossimo voto. Se lo facessero, scoprirebbero che espongono il paese (…) al rischio di fare un grande salto indietro».
La lettura di questo articolo mi ha fatto sorgere una domanda che ora rivolgo ai colleghi del centrodestra; nella situazione economica e sociale del nostro paese, caratterizzata dal crollo dei consumi e delle esportazioni, dal dramma di tante famiglie che con sempre più difficoltà arrivano alla fine del mese, da una crescita del debito pubblico e dal deficit del bilancio dello Stato, possiamo permetterci di tornare al passato, al proporzionale? Credo che fare questo passo indietro sia un grande errore che nel lungo periodo costerà caro agli italiani (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L’Ulivo e dei Democratici di sinistra-L’Ulivo).