mar 29 2012
LA STRADA DIFFICILE PER DIVENTARE UN PAESE NORMALE
La strada difficile verso un Paese normale (pubblicato su il Gazzettino del 29 marzo 2012)
Manovra salva Italia, liberalizzazioni, semplificazioni.Negli ultimi 100 giorni il governo Monti ha fatto moltissimo per portare il Paese fuori dal baratro. Ma tutto questo sarà sufficiente per far ripartire davvero la crescita? Temo di no. Qualsiasi intervento, anche il più ambizioso e incisivo sulla carta, rischia di rivelarsi non risolutivo senza un reale e drastico cambiamento di mentalità negli italiani.La verità è che, ci piaccia o no, da noi aleggia ormai da decenni – diffuso ben più di quanto non si ammetta – un senso di fastidio strisciante verso chi produce.Che si tratti di una grande industria o di una piccola impresa, di un negozio o di un centro commerciale, la reazione prevalente è la stessa: se non è cosa di “nostra proprietà” coviamo diffidenza e sospetto.Pesa una mentalità del “no” spesso pregiudiziale e indistinto:“No” alla Tav, ai rigassificatori, alle pale eoliche, alle centraline a biomassa, alle grandi e alle piccole infrastrutture. “No”, frequentemente, all’industria tout court, quale che sia. “No” addirittura alle imprese agricole, gli odori e i rumori danno fastidio. In alcuni comuni, con tanto di ordinanze, hanno pensato bene di vietare l’utilizzo dei trattori in diverse ore della giornata.L’importante, insomma, è “non avere fastidi”.
Al contempo, però, c’è la pretesa (legittima, sia chiaro) del posto di lavoro sicuro, possibilmente in ufficio (meglio se pubblico). Resta da capire come occupazione, benessere e diritti possano ragionevolmente essere conquistati e prosperare se poi il Paese non produce e non cresce. More




