Stradiotto Marco

LA STRADA DIFFICILE PER DIVENTARE UN PAESE NORMALE

La strada difficile verso un Paese normale   (pubblicato su il Gazzettino del 29 marzo 2012)

Manovra salva Italia, liberalizzazioni, semplificazioni.Negli ultimi 100 giorni il governo Monti ha fatto moltissimo per portare il Paese fuori dal baratro. Ma tutto questo sarà sufficiente per far ripartire davvero la crescita? Temo di no. Qualsiasi intervento, anche il più ambizioso e incisivo sulla carta, rischia di rivelarsi non risolutivo senza un reale e drastico cambiamento di mentalità negli italiani.La verità è che, ci piaccia o no, da noi aleggia ormai da decenni – diffuso ben più di quanto non si ammetta – un senso di fastidio strisciante verso chi produce.Che si tratti di una grande industria o di una piccola impresa, di un negozio o di un centro commerciale, la reazione prevalente è la stessa: se non è cosa di “nostra proprietà” coviamo diffidenza e sospetto.Pesa una mentalità del “no” spesso pregiudiziale e indistinto:“No” alla Tav, ai rigassificatori, alle pale eoliche, alle centraline a biomassa, alle grandi e alle piccole infrastrutture. “No”, frequentemente, all’industria tout court, quale che sia. “No” addirittura alle imprese agricole, gli odori e i rumori danno fastidio. In alcuni comuni, con tanto di ordinanze, hanno pensato bene di vietare l’utilizzo dei trattori in diverse ore della giornata.L’importante, insomma, è “non avere fastidi”.

Al contempo, però, c’è la pretesa (legittima, sia chiaro) del posto di lavoro sicuro, possibilmente in ufficio (meglio se pubblico). Resta da capire come occupazione, benessere e diritti possano ragionevolmente essere conquistati e prosperare se poi il Paese non produce e non cresce. More

La lettera che mi ha pubblicato Il Mattino di Padova: DIFENDO LA TESORERIA UNIFICATA DI MONTI:LA VERA BATTAGLIA ,A SALVAGUARDIA DELLE AUTONOMIE, VA FATTA SUL PATTO DI STABILITA’

Articolo pubblicato su Il  Mattino di Padova del 21 febbraio 2012

L’autonomia sacrosanta degli enti locali si difende consentendo loro  l’impiego legittimo delle risorse in cassa per pagare i fornitori.                                                                                                                                                                                                                      

LE AUTONOMIE LOCALI SONO STATE CALPESTATE DAL MECCANISMO DEL PATTO DI STABILITA’ APPROVATO DAI GOVERNI SOSTENUTI DA LEGA E PDL . INVECE DI FARE l’INUTILE POLEMICA , DI QUESTI GIRNI SULLA TESORERIA UNIFICATA, SERVIREBBE ANDARE ALL’ORIGINE DEL PROBLEMA SAREBBE NECESSARIO MODIFICARE IL MECCANISMO DEL PATTO DI STABILITA’.

Attorno alle nuove norme sulla Tesoreria unificata si è aperta una discussione che merita di essere approfondita. La decisione del Governo Monti tocca una situazione, formatasi negli anni scorsi, a dir poco paradossale. C’è un filo rosso che unisce i problemi dell’autonomia finanziaria dei Comuni, il ricorso dello Stato all’indebitamento, i ritardi nei pagamenti verso i fornitori della Pubblica Amministrazione e le regole assurde del Patto di Stabilità.

Il paradosso è questo. Da un lato ci sono gli enti locali. Hanno a disposizione una liquidità che, a causa delle norme del Patto, non possono usare per pagare i fornitori, ma possono invece sfruttare per ricavare un interesse attraverso operazioni finanziarie proprie. Dall’altro lato c’è lo Stato, che paga ogni anno sempre più interessi sul debito pubblico. 

Abbiamo due fenomeni complementari. Lo Stato ricerca liquidità e pur di averla è stato disposto a pagare interessi fino al 7%. Contemporaneamente, gli Enti Locali affidano la propria liquidità al mercato, incassando interessi compresi tra il 2% e 4%, attraverso operazioni finanziarie della durata inferiore l’anno, sempre per non sforare il Patto di Stabilità. L’assurdità è che nel frattempo lo Stato è stato costretto a compensare le maggiori spese per interessi, tagliando proprio i trasferimenti agli Enti locali. Il cane si morde la coda, mentre, nel frattempo, chi paga il prezzo maggiore sono le imprese in attesa di essere pagate dalle pubbliche amministrazioni. 

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LAVORO: QUALE ORIZZONTE OLTRE LA CRISI?

Lavoro :quale orizzonte oltre la crisi?  

Incontro pubblico Martellago 20 febbraio 2012                      per vedere le slides presentate clicca qui o sulla foto