VERONA

Da Berlusconi a Monti: Gli effetti delle manovre 2010/2011 sulle entrate dei comuni della Provincia di Verona

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Il Decreto Legge 78/10 (Governo Berlusconi) ha previsto, per l’anno 2012, un taglio rispetto al 2010, di 2,5 Miliardi di € per i Comuni delle Regioni a Statuto ordinario con popolazione superiore ai 5.000 abitanti. Il Decreto Legge 201/11 (Governo Monti) ha previsto un taglio, ulteriore, di 1,45 Miliardi, per l’anno 2012, per tutti i Comuni italiani esclusi quelli ricadenti nel Trentino Alto Adige, nel Friuli Venezia Giulia e in Valle d’Aosta. L’effetto dei due Decreti determina che i Comuni della Provincia di Verona avranno nel 2012 una minore entrata , rispetto al 2011, di 39,5 milioni di € e di 62,7 milioni di € rispetto al 2010 . A fronte dei nuovi tagli, l’aumento dell’IMU è l’unico margine a disposizione dei comuni. Diventa fondamentale riformare radicalmente i meccanismi che regolano le entrate dei comuni al fine di garantire entrate certe ed una maggiore autonomia finanziaria come prevederebbe il vero federalismo.

COMUNI DEL VENETO: IL GRANDE BLUFF DEL FEDERALISMO

Promesse e realtà del federalismo municipale

Gettito della compartecipazione IVA e del fondo di riequilibrio per i comuni del Veneto aggregati per Provincia


“Il grande bluff”. Non è il remake del celebre film francese del 1957, ma la conclusione politica dell’analisi sull’impatto del Federalismo Municipale sui Comuni del Veneto realizzata dal Senatore del Partito Democratico Marco Stradiotto, presentata a tre giorni dall’appuntamento di Pontida.
“Con le norme attuali – afferma Stradiotto – ai Comuni del Veneto mancheranno oltre 150 milioni di euro rispetto ai trasferimenti ottenuti nel 2010 e oltre 50 milioni di euro rispetto ai trasferimenti stimati per il 2011. È un taglio del 14% in due anni, venti euro procapite, con andamenti differenziati da provincia a provincia: 40 euro in meno all’anno per i veneziani, 33 per gli abitanti della provincia di Rovigo, 31 per i veronesi, 30 per i bellunesi, 29 per i vicentini, 28 per i trevigiani e i padovani”.
“Se questo non bastasse – aggiunge Stradiotto – si aggiunge il fatto che a sei mesi dall’inizio del nuovo anno, gli enti locali non hanno ancora certezze sulle prospettive dei loro bilanci. Ad oggi non si conoscono ancora quali siano le cifre esatte da contabilizzare in entrata in sostituzione dei trasferimenti erariali”.

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