<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
		>
<channel>
	<title>Commenti a: FEDERALISMO FISCALE: IL MIO INTERVENTO IN AULA DEL SENATO</title>
	<atom:link href="http://www.marcostradiotto.org/varie/federalismo-fiscale-il-mio-intervento-in-aula-del-senato/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.marcostradiotto.org/varie/federalismo-fiscale-il-mio-intervento-in-aula-del-senato/</link>
	<description>Senatore del Partito Democratico</description>
	<lastBuildDate>Sat, 03 Apr 2010 14:01:15 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.1</generator>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
		<item>
		<title>Di: Gustavo</title>
		<link>http://www.marcostradiotto.org/varie/federalismo-fiscale-il-mio-intervento-in-aula-del-senato/comment-page-1/#comment-428</link>
		<dc:creator>Gustavo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Apr 2010 14:01:15 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.marcostradiotto.org/?p=344#comment-428</guid>
		<description>Ho navigato un po’ fra alcuni blog che pretendevano di dare giudizi sommari e pregiudizialmente negativi nel tema scottante e quanto mai attuale del varo delle riforme ed in particolare della applicazione del federalismo fiscale al modello statale attualmente in uso in Italia.

Ho letto un cumulo di sciocchezze.
Ho quindi scritto in risposta ad un post di un blog queste note, che posto qui di seguito.

Quante inesattezze, pregiudizi, preconcetti ideologici dietro questa visione del federalismo fiscale.
Andiamo per ordine a smontare questo cumulo di sciocchezze.

Punto Primo

Il federalismo fiscale è già una realtà in questo paese, in regioni come la Sicilia per esempio, che dispongono quinidi di maggiore autonomia rispetto alle altre regioni.
Si tratta solo di riequilibrare una sperequazione oggi in atto fra la gestione di regioni cosiddette a statuto ordinario e di quelle a statuto speciale.

Punto Secondo

Non è affatto vero che vi sarà una maggiore imposizione ed un relativo aumento della pressione fiscale, poichè, per le stesse competenze allargate in senso autonomista, i contributi erariali attualmente destinati allo stato centrale e che vengono successivamente redistribuiti alle regioni ovvero usati direttamente dallo stato, passano semplicemnete di mano: dallo stato alle regioni, appunto.
Anzi è prevedibile un buon risultato di riduzione del prelievo fiscale in quanto, allo stato attuale, con i perversi meccanismi di prelievo e di redistribuzione attualmente in uso, processo in cui manca una corrispondenza fra quanto versato e quanto ritornato in loco, si disperde una buona parte di questa tassazione, “svanita” in questo andirivieni dei danari pagati in tasse e destinati alla erogazione di servizi essenziali ai cittadini.
Un risparmio quindi, non un aggravio di spese: è ineludibile.

Punto Terzo

Il cittadino-contribuente avrà maggiormente vicino a se il soggetto che preleva le tasse ed eroga i servizi, potendo esercitare nei suoi confronti un maggiore controllo della spesa come del prelievo ed ottenere così una maggiore forza contrattuale nella destinazione di tali danari, anche nel senso della scelta dei servizi, della loro quantità e qualità, come del loro cattivo uso od abuso.

Punto Quarto

In questa ottica è chiaro che tutti ci guadagneranno.
Verrà inoltre inserito nel sistema della erogazione dei servizi e della gestione e del contollo del danaro come della spesa
pubblica una competizione positiva, una inusitata (per l’Italia) concorrenza fra le regioni al virtuosismo gestionale, migliorando grandemente l’efficenza delle macchine burocratiche e del governo delle genti e dei territori.
Non è secondario inoltre il convncimento che questo sistema aumenterà grandemente la diretta partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica, rompendo quel “difetto di partecipazione” che spesso e volentieri, viene chiamato in causa per identificare lo strano rapporto stato-cittadino entro cui, il cittadino paga le tasse e poi si disinteressa assolutamente di come i danari prelevati fiscalmente, vengano utilizzati, grazie anche alla melina oscura che avvolge i passaggi di mano della spesa pubblica italiana negli andirivieni fra soggetto contribuente e soggetto destinatario dei servizi, che poi sono la stessa persona.

Ultimo punto

Ma dove è scritto, nel regno delle democrazie occidentali civili ed avanzate cui l’Italia pretende di appartenere, che le riforme varate in questo paese, devono essere condivise oltre la maggioranza dei consensi del parlamento?
Le riforme devono risponde a criteri di giustizia sociale ed economica, efficenza nella erogazione dei servizi, diminuzione della pressione fiscale su cittadini, aziende e famiglie e garanzia nel diretto controllo da parte di contribuisce alla spesa e nel governo della spesa stessa.
Questo è il miglior criterio di condivisione e di consenso rispetto alle riforme di cui stiamo trattando.
Il resto è vecchiume antagonistico senza arte ne parte che impedisce da decenni l’adeguamento del sistema stato al paese reale.
Maggiore efficenza nel prelievo e nella spesa, controllo diretto, disgiunzione del governo delle variegata realtà di cui è composto il nostro paese.
Mi spiego meglio.
Attualmente, nel regime di spesa e della fiscalità, come nel governo delle finanze pubbliche in generale, il governo emana provvedimenti esecutivi unici, che possono avere invece impatti multipli e profondamente differenti, proprio in virtù delle notevoli differenze che insistono nei territori e fra i territori italiani.
Quello stesso provvedimento governativo, teso alla gestione delle finenze e della spesa pubblica, attualmente può avere un effetto in Veneto, un effetto diverso nel Lazio e addirittura l’effetto opposto in Sicilia.
Come è possibile non comprendere queste semplici verità?
Il nostro è un paese ricco di differenze, e sono queste stesse differenze a fare la ricchezza dell’Italia, quella stessa ricchezza che gli altri paesi ci invidiano e che apprezzano, a seconda dei casi.
Ma queste differenze vanno governate in modo differente, se si vuole rendere un servizio degno di tale nome ai cittadini-contribuenti.
E l’unica risposta a questa realtà, è il federalismo.
Ma come si fa a non capirlo?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho navigato un po’ fra alcuni blog che pretendevano di dare giudizi sommari e pregiudizialmente negativi nel tema scottante e quanto mai attuale del varo delle riforme ed in particolare della applicazione del federalismo fiscale al modello statale attualmente in uso in Italia.</p>
<p>Ho letto un cumulo di sciocchezze.<br />
Ho quindi scritto in risposta ad un post di un blog queste note, che posto qui di seguito.</p>
<p>Quante inesattezze, pregiudizi, preconcetti ideologici dietro questa visione del federalismo fiscale.<br />
Andiamo per ordine a smontare questo cumulo di sciocchezze.</p>
<p>Punto Primo</p>
<p>Il federalismo fiscale è già una realtà in questo paese, in regioni come la Sicilia per esempio, che dispongono quinidi di maggiore autonomia rispetto alle altre regioni.<br />
Si tratta solo di riequilibrare una sperequazione oggi in atto fra la gestione di regioni cosiddette a statuto ordinario e di quelle a statuto speciale.</p>
<p>Punto Secondo</p>
<p>Non è affatto vero che vi sarà una maggiore imposizione ed un relativo aumento della pressione fiscale, poichè, per le stesse competenze allargate in senso autonomista, i contributi erariali attualmente destinati allo stato centrale e che vengono successivamente redistribuiti alle regioni ovvero usati direttamente dallo stato, passano semplicemnete di mano: dallo stato alle regioni, appunto.<br />
Anzi è prevedibile un buon risultato di riduzione del prelievo fiscale in quanto, allo stato attuale, con i perversi meccanismi di prelievo e di redistribuzione attualmente in uso, processo in cui manca una corrispondenza fra quanto versato e quanto ritornato in loco, si disperde una buona parte di questa tassazione, “svanita” in questo andirivieni dei danari pagati in tasse e destinati alla erogazione di servizi essenziali ai cittadini.<br />
Un risparmio quindi, non un aggravio di spese: è ineludibile.</p>
<p>Punto Terzo</p>
<p>Il cittadino-contribuente avrà maggiormente vicino a se il soggetto che preleva le tasse ed eroga i servizi, potendo esercitare nei suoi confronti un maggiore controllo della spesa come del prelievo ed ottenere così una maggiore forza contrattuale nella destinazione di tali danari, anche nel senso della scelta dei servizi, della loro quantità e qualità, come del loro cattivo uso od abuso.</p>
<p>Punto Quarto</p>
<p>In questa ottica è chiaro che tutti ci guadagneranno.<br />
Verrà inoltre inserito nel sistema della erogazione dei servizi e della gestione e del contollo del danaro come della spesa<br />
pubblica una competizione positiva, una inusitata (per l’Italia) concorrenza fra le regioni al virtuosismo gestionale, migliorando grandemente l’efficenza delle macchine burocratiche e del governo delle genti e dei territori.<br />
Non è secondario inoltre il convncimento che questo sistema aumenterà grandemente la diretta partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica, rompendo quel “difetto di partecipazione” che spesso e volentieri, viene chiamato in causa per identificare lo strano rapporto stato-cittadino entro cui, il cittadino paga le tasse e poi si disinteressa assolutamente di come i danari prelevati fiscalmente, vengano utilizzati, grazie anche alla melina oscura che avvolge i passaggi di mano della spesa pubblica italiana negli andirivieni fra soggetto contribuente e soggetto destinatario dei servizi, che poi sono la stessa persona.</p>
<p>Ultimo punto</p>
<p>Ma dove è scritto, nel regno delle democrazie occidentali civili ed avanzate cui l’Italia pretende di appartenere, che le riforme varate in questo paese, devono essere condivise oltre la maggioranza dei consensi del parlamento?<br />
Le riforme devono risponde a criteri di giustizia sociale ed economica, efficenza nella erogazione dei servizi, diminuzione della pressione fiscale su cittadini, aziende e famiglie e garanzia nel diretto controllo da parte di contribuisce alla spesa e nel governo della spesa stessa.<br />
Questo è il miglior criterio di condivisione e di consenso rispetto alle riforme di cui stiamo trattando.<br />
Il resto è vecchiume antagonistico senza arte ne parte che impedisce da decenni l’adeguamento del sistema stato al paese reale.<br />
Maggiore efficenza nel prelievo e nella spesa, controllo diretto, disgiunzione del governo delle variegata realtà di cui è composto il nostro paese.<br />
Mi spiego meglio.<br />
Attualmente, nel regime di spesa e della fiscalità, come nel governo delle finanze pubbliche in generale, il governo emana provvedimenti esecutivi unici, che possono avere invece impatti multipli e profondamente differenti, proprio in virtù delle notevoli differenze che insistono nei territori e fra i territori italiani.<br />
Quello stesso provvedimento governativo, teso alla gestione delle finenze e della spesa pubblica, attualmente può avere un effetto in Veneto, un effetto diverso nel Lazio e addirittura l’effetto opposto in Sicilia.<br />
Come è possibile non comprendere queste semplici verità?<br />
Il nostro è un paese ricco di differenze, e sono queste stesse differenze a fare la ricchezza dell’Italia, quella stessa ricchezza che gli altri paesi ci invidiano e che apprezzano, a seconda dei casi.<br />
Ma queste differenze vanno governate in modo differente, se si vuole rendere un servizio degno di tale nome ai cittadini-contribuenti.<br />
E l’unica risposta a questa realtà, è il federalismo.<br />
Ma come si fa a non capirlo?</p>
<p>Gustavo Gesualdo<br />
alias<br />
Il Cittadino X</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Mario Tomasella</title>
		<link>http://www.marcostradiotto.org/varie/federalismo-fiscale-il-mio-intervento-in-aula-del-senato/comment-page-1/#comment-380</link>
		<dc:creator>Mario Tomasella</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jan 2009 18:46:33 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.marcostradiotto.org/?p=344#comment-380</guid>
		<description>Ti ringrazio per avermi inviato il testo del Tuo intervento.
Sono d&#039;accordo sull&#039;introduzione del federalismo e su tutte le
Tue osservazioni,però a mio avviso manca una cosa importantissima.   
In tutti i paesi dove il federalismo funziona esiste un governo   
centrale autorevole che ha la capacità di legiferare perchè c&#039;è un   
pressidente che puo decidere, nel parlamento italiano vedo difficile  
  dare una soluzione alle varie diatribe che nasceranno tra i vari   
gruppi federali.
Alla fine ci ritoveremo, con regioni provincie comuni più un&#039;entita   
federale che soprasiederà sulle varie competenze.
Si allontana così ancora di più l&#039;individuazione dei vari   
responsabbili di eventuali disguidi, con conseguente agravamento dei  
  costi, senza che nessuno paghi le conseguenze perche le competenze   
saranno talmente sparpagliate che nessuno riuscirà venirne a capo.
Daltra parte, non si è sempre fatto così?
Distinti saluti
                   Mario Tomasella</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ti ringrazio per avermi inviato il testo del Tuo intervento.<br />
Sono d&#8217;accordo sull&#8217;introduzione del federalismo e su tutte le<br />
Tue osservazioni,però a mio avviso manca una cosa importantissima.<br />
In tutti i paesi dove il federalismo funziona esiste un governo<br />
centrale autorevole che ha la capacità di legiferare perchè c&#8217;è un<br />
pressidente che puo decidere, nel parlamento italiano vedo difficile<br />
  dare una soluzione alle varie diatribe che nasceranno tra i vari<br />
gruppi federali.<br />
Alla fine ci ritoveremo, con regioni provincie comuni più un&#8217;entita<br />
federale che soprasiederà sulle varie competenze.<br />
Si allontana così ancora di più l&#8217;individuazione dei vari<br />
responsabbili di eventuali disguidi, con conseguente agravamento dei<br />
  costi, senza che nessuno paghi le conseguenze perche le competenze<br />
saranno talmente sparpagliate che nessuno riuscirà venirne a capo.<br />
Daltra parte, non si è sempre fatto così?<br />
Distinti saluti<br />
                   Mario Tomasella</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Luigino Chemello</title>
		<link>http://www.marcostradiotto.org/varie/federalismo-fiscale-il-mio-intervento-in-aula-del-senato/comment-page-1/#comment-378</link>
		<dc:creator>Luigino Chemello</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jan 2009 15:40:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.marcostradiotto.org/?p=344#comment-378</guid>
		<description>Ciao Marco
il tuo intervento fa un&#039;analisi corretta, approfondita della situazione sul Federalismo.Contemporaneamente quando tu dici&quot; i sindaci del Veneto sostengono l&#039;assegnazione diretta ai comuni del 20% ecc( proposta concreta, semplice, valida)&quot; non è il massimo. Altro sarebbe se tu potessi affermare &quot; I sindaci del PD, dal Piemonte alla  Calabria, sostengono la proposta del 20%.
Il problema è che questo non avverrà mai. Allora si pone il problema nel PD di vedere se qualcuno ha il coraggio di sostenere delle posizioni di principio valide e giuste, ma che non sono condivise in altre parti d&#039;Italia. Strauss  leader bavarese della CSU, andava a Bonn a sostenere le tesi valide per la Baviera. A noi nel veneto , in  Lombardia,nel Nord manca un leader che abbia il coraggio di raccogliere il consenso, su certe posizioni. Consenso che ci sarebbe e forte. Certo che finchè procediamo con le liste bloccate fatte a Roma, nel veneto non verrà fuori nessun leader, nessuno in grado di assumere posizioni nell&#039;interesse del nostro territorio e diverse anche da quello che si sostiene a Roma. Le prossime elezioni europee saranno il primo banco di prova per vedere se nel veneto, qualcuno comincia avere i co...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Marco<br />
il tuo intervento fa un&#8217;analisi corretta, approfondita della situazione sul Federalismo.Contemporaneamente quando tu dici&#8221; i sindaci del Veneto sostengono l&#8217;assegnazione diretta ai comuni del 20% ecc( proposta concreta, semplice, valida)&#8221; non è il massimo. Altro sarebbe se tu potessi affermare &#8221; I sindaci del PD, dal Piemonte alla  Calabria, sostengono la proposta del 20%.<br />
Il problema è che questo non avverrà mai. Allora si pone il problema nel PD di vedere se qualcuno ha il coraggio di sostenere delle posizioni di principio valide e giuste, ma che non sono condivise in altre parti d&#8217;Italia. Strauss  leader bavarese della CSU, andava a Bonn a sostenere le tesi valide per la Baviera. A noi nel veneto , in  Lombardia,nel Nord manca un leader che abbia il coraggio di raccogliere il consenso, su certe posizioni. Consenso che ci sarebbe e forte. Certo che finchè procediamo con le liste bloccate fatte a Roma, nel veneto non verrà fuori nessun leader, nessuno in grado di assumere posizioni nell&#8217;interesse del nostro territorio e diverse anche da quello che si sostiene a Roma. Le prossime elezioni europee saranno il primo banco di prova per vedere se nel veneto, qualcuno comincia avere i co&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: mario pernechele</title>
		<link>http://www.marcostradiotto.org/varie/federalismo-fiscale-il-mio-intervento-in-aula-del-senato/comment-page-1/#comment-376</link>
		<dc:creator>mario pernechele</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jan 2009 16:08:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.marcostradiotto.org/?p=344#comment-376</guid>
		<description>Ho letto l&#039;intervento.
Tutto bene. 
Ma al di là delle scaramucce tattiche, riusciremo a essere convincenti quando:
1. rispetto alle situazione autonomiste mettiamo dei paletti chiari &gt;&gt; la sicilia vale 5 volte l&#039;insieme delle province autonome di Trento-Bolzano- Aosta; FVG e Sardegna hanno una percentuale che non supera il 40%. 
2. Si chiarisca che tutte le prime realtà menzionate devono con la loro percentuale coprire anche le spese sanitarie (e non come nel caso della sicilia essere ulteriormente  ripartite)
3. Si dica che il federalismo è un costo solo se si vuole mantenere un potere centrale così costoso, inutile. MA IL FEDERALISMO SERVE A RAZIONALIZZARE coem hai ben ricordato e come vuole l&#039;Europa col principio diu sussidiaretà
4. Si abbia il coraggio, da sinistra (con un casarin folgorato dopo che ha rotto i c.. per na vita, non dovrebbere essere difficile) di proporre una struttura federale seria . A partire dal nostro partito.... l&#039;unico in grado di smontare per ricomporre l&#039;italia 
Il resto sarà agonia e guerra civile e secessione. Dolce, magari, ma inarrestabile e invivibile per noi del nord. Prima ancora che per quelli del sud, abituati da un secolo e mezzo a sopravvivere a uno stato per lo più disastroso.
Un saluto 
Mario Pernechele</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto l&#8217;intervento.<br />
Tutto bene.<br />
Ma al di là delle scaramucce tattiche, riusciremo a essere convincenti quando:<br />
1. rispetto alle situazione autonomiste mettiamo dei paletti chiari &gt;&gt; la sicilia vale 5 volte l&#8217;insieme delle province autonome di Trento-Bolzano- Aosta; FVG e Sardegna hanno una percentuale che non supera il 40%.<br />
2. Si chiarisca che tutte le prime realtà menzionate devono con la loro percentuale coprire anche le spese sanitarie (e non come nel caso della sicilia essere ulteriormente  ripartite)<br />
3. Si dica che il federalismo è un costo solo se si vuole mantenere un potere centrale così costoso, inutile. MA IL FEDERALISMO SERVE A RAZIONALIZZARE coem hai ben ricordato e come vuole l&#8217;Europa col principio diu sussidiaretà<br />
4. Si abbia il coraggio, da sinistra (con un casarin folgorato dopo che ha rotto i c.. per na vita, non dovrebbere essere difficile) di proporre una struttura federale seria . A partire dal nostro partito&#8230;. l&#8217;unico in grado di smontare per ricomporre l&#8217;italia<br />
Il resto sarà agonia e guerra civile e secessione. Dolce, magari, ma inarrestabile e invivibile per noi del nord. Prima ancora che per quelli del sud, abituati da un secolo e mezzo a sopravvivere a uno stato per lo più disastroso.<br />
Un saluto<br />
Mario Pernechele</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Arnaldo</title>
		<link>http://www.marcostradiotto.org/varie/federalismo-fiscale-il-mio-intervento-in-aula-del-senato/comment-page-1/#comment-374</link>
		<dc:creator>Arnaldo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jan 2009 12:26:57 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.marcostradiotto.org/?p=344#comment-374</guid>
		<description>La lega continua far da palo in un imbarazzante silenzio e delega i suoi Sindaci a raccolta di firme (che ritengo una giusta causa)mentre i soldi dei contribuenti veneti volano per le casse sprecone di Roma e Catania...non dicevano&quot;el leon magna el teron che l&#039;è un sprecon&quot;?...la biscia comincia a rivoltarsi...qualche striscione di Lega Ladrona prima o poi apparirà anche nel Veneto...Forza Marco!!!e Forza Sindaci!!!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La lega continua far da palo in un imbarazzante silenzio e delega i suoi Sindaci a raccolta di firme (che ritengo una giusta causa)mentre i soldi dei contribuenti veneti volano per le casse sprecone di Roma e Catania&#8230;non dicevano&#8221;el leon magna el teron che l&#8217;è un sprecon&#8221;?&#8230;la biscia comincia a rivoltarsi&#8230;qualche striscione di Lega Ladrona prima o poi apparirà anche nel Veneto&#8230;Forza Marco!!!e Forza Sindaci!!!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>
