Lettera Pubblicata su Il Gazzettino del 29/05/2012 : Le ragioni dei Comuni che lo Stato dovrebbe ascoltare

Lettera Pubblicata su Il Gazzettino del 29/05/2012 : Le ragioni dei Comuni che lo Stato dovrebbe ascoltare

 

La crisi economica ha aggravato in questi anni la domanda di aiuto che i cittadini rivolgono ai Comuni, di fatto la prima linea dello Stato nei territori del nostro paese. Ma la capacità degli Enti Locali di dare una risposta efficace a questa richiesta è stata seriamente compromessa dalla combinazione tra il taglio dei trasferimenti statali e i vincoli contabili del Patto di Stabilità.
Il maggior rischio politico racchiuso nel momento attuale è la frattura tra Stato e Comuni. si tratta di un pericolo grave per la tenuta sociale e politica del nostro paese. Per scongiurarlo, il Governo deve riflettere sulle ragioni profonde del malessere che agita i nostri Comuni.
La prima questione è quella dei trasferimenti statali e basta un dato per coglierne le proporzioni. Nel 2010 lo Stato trasferiva ai Comuni Italiani tredici miliardi e cinquecento milioni di euro, compreso il rimborso ICI sulla prima casa. Nel 2012 si stima che i trasferimenti statali raggiungeranno appena sei miliardi di euro. Una differenza che graverà sui cittadini, in termini di tagli ai servizi e di nuove tasse.
La questione del Patto di Stabilità è figlia invece delle regole sempre più irrazionali sedimentatesi negli anni. I Comuni che avrebbero risorse in cassa devono pagare i fornitori in ritardo per rispettare il vincolo sulle uscite imposto dal Patto. Siamo l’unico paese d’Europa in cui un Sindaco è costretto a chiedere più tasse, a dare meno servizi e a pagare in ritardo i fornitori per rispettare il Patto di Stabilità.
Il malessere dei Comuni affonda le sue radici in scelte che in gran parte sono state prese da Governi precedenti a quello attuale. Eppure il disagio nei confronti del Governo si è fatto più forte nei confronti del Governo Monti. I motivi sono semplici. Un tempo gli amministratori di entrambi gli schieramenti difendevano l’azione del Governo di riferimento. Nei confronti di un Governo tecnico, invece, non agisce il vincolo dell’appartenenza politica. La pressione a cui sono sottoposti i Sindaci è diventata tale che la tolleranza nei confronti dell’esecutivo è svanita.
I Sindaci non chiedono necessariamente maggiori risorse ma di certo chiedono una maggiore autonomia nelle proprie scelte. È esattamente ciò che gli nega l’attuale Patto di Stabilità.
Lo stesso vale per l’introduzione dell’IMU. Costringerà i Comuni a chiedere ai cittadini complessivamente nove miliardi in più, senza nemmeno poter trattenere questo gettito, che viene infatti trasferito in gran parte allo Stato.
In un periodo di sfiducia come quello attuale, i Comuni sono la prima trincea dello Stato nei territori. Ecco perché vanno considerati una risorsa e non un problema. Per rimettere in moto l’Italia, i Comuni devono tornare ad essere il motore.
E quindi che fare? I vincoli di bilancio, che sono vincoli nazionali ed europei, lasciano scarsi margini di manovra, eppure qualcosa di utile può e deve essere fatto. A parità di saldi, occorre dare ai Comuni una maggiore autonomia e responsabilizzazione finanziaria.
A partire dal prossimo anno, il Governo dovrebbe impegnarsi a lasciare integralmente l’IMU ai Comuni, eliminando i trasferimenti erariali e prevedendo un fondo di riequilibrio orizzontale per evitare squilibri eccessivi.
Va soprattutto modificato il Patto di Stabilità, introducendo un meccanismo più meritocratico, che penalizzi i Comuni spendaccioni e indebitati e premi invece quelli virtuosi, superando l’uniformità attuale di trattamento, che penalizza tutti allo stesso modo.
Lo Stato deve pretendere, da tutti, una maggiore responsabilizzazione, ma allo stesso tempo, in cambio, concedere una maggiore autonomia. È questo il nuovo patto politico che serve tra lo Stato e i Comuni. Se vogliamo che uscire davvero dalla crisi, questa è la strada da percorrere, tutti assieme.

Marco Stradiotto, Senatore del Partito Democratico

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